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Food 5 min di lettura2 ore fa

Tre territori, una svolta verde: il patto tra vino e formaggio

Born Sustainable riunisce tre consorzi del Nord Italia per mostrare come ambiente, innovazione e identità locali possano rafforzarsi a vicenda.

Le valutazioni presentate nell’iniziativa appartengono esclusivamente agli autori e non esprimono necessariamente la posizione dell’Unione europea o dell’amministrazione che ha erogato il finanziamento. Nessuna delle due istituzioni può essere considerata responsabile per tali contenuti.

Dalla tutela dei vigneti alla gestione dei pascoli, Born Sustainable racconta un percorso in cui la protezione dell’ambiente si intreccia con la continuità delle produzioni locali. Il progetto, sostenuto anche dall’Unione europea, coinvolge il Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e il Consorzio di Tutela del Formaggio Roccaverano DOP.

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Tre filiere legate al territorio

Il valore dell’iniziativa sta nel mettere a confronto realtà differenti: le colline del Trevigiano, i paesaggi vitati del Piemonte e le aree rurali tra Asti e Alessandria. In tutti e tre i casi, la qualità del prodotto dipende da pratiche agricole, conoscenze tramandate e attenzione agli equilibri naturali.

L’obiettivo non è limitarsi alla promozione di specialità riconosciute anche fuori dall’Italia. Born Sustainable evidenzia invece come innovazione, responsabilità sociale e solidità economica possano procedere insieme, offrendo prospettive concrete alle comunità locali e alle generazioni più giovani.


Il Prosecco punta sulla ricerca

Nel territorio di Conegliano Valdobbiadene, distribuito su quindici comuni della provincia di Treviso, la coltivazione della glera convive con un paesaggio modellato dal lavoro dei viticoltori. Il Consorzio ha iniziato a costruire una strategia ambientale di lungo periodo già nel 2011, quando ha adottato il Protocollo Viticolo per limitare l’uso dei fitofarmaci e rendere più responsabile la gestione dei vigneti.

Il risultato è un’area viticola considerata la più estesa d’Europa tra quelle caratterizzate da un impiego ridotto di glifosato, mentre l’utilizzo degli erbicidi è sottoposto a regole stringenti. Oggi più del 52% dei vigneti possiede la certificazione SQNPI e il Consorzio mira a portare la quota almeno al 60% nei prossimi anni.

La sperimentazione coinvolge università e centri di ricerca. LIFE – ATENA ha introdotto soluzioni elettriche nelle attività agricole per diminuire emissioni di gas serra e rumore; Eno Bee utilizza invece l’apicoltura per osservare lo stato della biodiversità e la salute degli ecosistemi vitati.

A questi interventi si aggiungono Carbovit, dedicato alla riduzione dell’azoto di sintesi, Ecolog, rivolto alla diminuzione delle emissioni nel trasporto delle merci, e Valorive, che analizza i terreni e le Rive. Il progetto Microinvasi, previsto per il 2026, punta a migliorare l’impiego dell’acqua in risposta agli effetti del cambiamento climatico.

La filiera presenta anche un ricambio generazionale significativo: oltre il 36% degli addetti ha meno di quarant’anni e ogni azienda impiega in media più di sei giovani. Il quadro comprende il recupero dei sottoprodotti e il ricorso alle energie rinnovabili, in una prospettiva di economia circolare.


In Monferrato la vigna si adatta

Tra le colline piemontesi, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato concentra il proprio lavoro sulla difesa del paesaggio e sulla capacità della viticoltura di affrontare l’aumento delle temperature. La ricerca sulle varietà locali rappresenta uno degli strumenti scelti per preparare la produzione alle condizioni climatiche future.

Con il Progetto Ageba, finanziato dal Piano di Sviluppo Rurale della Regione Piemonte, sono stati recuperati materiali genetici antichi della Barbera. Nel 2022, all’interno di vecchi appezzamenti, sono stati individuati circa 90 ceppi pre-clonali ritenuti interessanti per la loro attitudine naturale a sopportare i cambiamenti del clima; questi esemplari saranno studiati in un vigneto sperimentale.

Il Progetto NOVIAGRI affronta invece il rapporto tra tecnologia, sicurezza degli operatori e riduzione dell’impatto agricolo. La macchina irroratrice sviluppata nell’ambito dell’iniziativa dispone di sensori e sistemi informatici capaci di valutare il volume della vegetazione e la pressione di lavoro, così da dosare i trattamenti con maggiore precisione e contenere sia i costi sia l’uso di prodotti chimici.

Diverse aziende associate hanno inoltre conseguito la certificazione ISO 14001, che attesta l’adozione di procedure strutturate per la gestione ambientale. Le denominazioni DOCG e DOP, infine, rafforzano il legame con la cultura del territorio e sostengono fiere, degustazioni ed eventi in grado di generare opportunità per produttori e lavoratori locali.


Roccaverano difende l’artigianalità

Nelle zone collinari comprese tra le province di Asti e Alessandria, il Roccaverano DOP nasce unicamente da latte crudo di capra. La ricetta esclude additivi, coloranti e aromi artificiali, mentre l’allevamento si basa soprattutto sul pascolo estensivo.

Almeno l’80% dell’alimentazione degli animali deve provenire dai prati dell’area di produzione. Graminacee e leguminose dei prati polifiti, insieme alle caratteristiche dei terreni marnosi e argillosi, contribuiscono al profilo aromatico del formaggio e ne definiscono l’identità gastronomica.

La filiera è verificata dall’organismo INOQ in ogni passaggio, dalla mungitura fino alla preparazione delle confezioni. La tracciabilità assicura il rispetto del disciplinare DOP e, allo stesso tempo, protegge un metodo manuale tramandato nel tempo.

Questo modello sostiene le piccole aziende rurali e conserva competenze essenziali per il territorio. La produzione del Roccaverano favorisce inoltre un turismo enogastronomico più attento, fondato sulla conoscenza dei luoghi e dei processi produttivi.


Un progetto nato dalla collaborazione

La sostenibilità, in questo caso, non viene presentata come uno slogan separato dalla vita quotidiana delle aziende. Prende forma nella scelta di ridurre i trattamenti, selezionare varietà più resistenti, controllare le risorse naturali e mantenere vive lavorazioni che danno reddito alle comunità.

Born Sustainable riunisce così tre esperienze diverse ma accomunate dalla presenza di territori protetti, ricerca applicata e produzioni identitarie. Ogni bottiglia di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, ogni calice di Barbera d’Asti e ogni forma di Roccaverano DOP diventano espressione di un’agricoltura che prova a custodire il presente senza rinunciare alla prosperità futura.

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