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Food 3 min di lettura2 ore fa

Banane, il rischio è genetico: la corsa per salvarle

Un fungo minaccia la varietà Cavendish, oggi dominante sul mercato, mentre la ricerca studia incroci e modifiche del patrimonio genetico per proteggerne il futuro.

La banana più familiare ai consumatori potrebbe non essere quella che arriverà sulle nostre tavole tra qualche decennio. La varietà Cavendish, ormai dominante nel commercio internazionale, è esposta a un fungo capace di colpire intere coltivazioni: il ceppo Tropical Race 4, associato alla cosiddetta malattia di Panama. A rendere il quadro più complesso contribuiscono anche gli effetti del cambiamento climatico.

La ricerca sta quindi cercando una soluzione prima che il problema raggiunga dimensioni irreversibili. La posta in gioco è alta: ogni anno vengono prodotte circa 139 milioni di tonnellate di banane, uno dei frutti più consumati al mondo, secondo soltanto ai pomodori nella graduatoria indicata dal testo.

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Il tallone d’Achille della Cavendish

Sebbene le varietà di banana conosciute siano più di 1.000, nei supermercati prevale quasi ovunque la Cavendish. Il suo successo commerciale dipende anche dall’assenza di semi e dalla capacità di sviluppare frutti senza impollinazione, caratteristiche particolarmente apprezzate dai consumatori.

Il rovescio della medaglia è nascosto nella sua struttura genetica. La Cavendish possiede tre serie di cromosomi ed è generalmente sterile; per questo viene moltiplicata tramite polloni, producendo piante sostanzialmente identiche tra loro. Una malattia che riesce ad attaccarne una, di conseguenza, può trovare la stessa vulnerabilità nell’intera coltivazione.

Non sarebbe la prima volta che una varietà dominante viene travolta da un’epidemia. Prima degli anni Cinquanta il mercato internazionale si affidava soprattutto alla Gros Michel, poi quasi cancellata dalla malattia di Panama. La Cavendish fu introdotta proprio per prenderne il posto, ma oggi deve fare i conti con una forma diversa dello stesso problema fungino.


Due strade per salvare il frutto

Una parte degli scienziati punta a conservare l’aspetto e il gusto della banana attuale, rendendo però la Cavendish più resistente. In Australia, il gruppo della Queensland University of Technology guidato da James Dale ha inserito, attraverso un batterio, un gene di una banana selvatica associato alla resistenza al Tropical Race 4.

Il risultato è la QCAV-4, una versione modificata geneticamente della Cavendish. La varietà ha ottenuto l’autorizzazione al consumo umano in Australia e Nuova Zelanda, mentre i ricercatori sostengono che il sapore sia rimasto quello della banana tradizionale.

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Un’altra linea di studio riguarda l’editing genetico. Jose De Vega, esperto di genomica delle colture all’Earlham Institute di Norwich, lavora con altri ricercatori sul confronto tra i patrimoni genetici di banane che reagiscono in modo diverso al fungo. L’obiettivo è intervenire sui geni già presenti nella Cavendish per avvicinarli a quelli delle varietà più resistenti.


La scommessa sulla biodiversità

Chiquita, la maggiore azienda produttrice di banane al mondo, sostiene invece un percorso fondato sugli incroci tra varietà diverse. Insieme a KeyGene, società attiva nel miglioramento genetico delle colture, ha creato la collaborazione di ricerca Yelloway, che ha annunciato lo sviluppo di Yellowdish, una Cavendish fertile e quindi utilizzabile per ottenere nuove piante resistenti.

Secondo quanto comunicato, Yellowdish sarebbe stata ottenuta senza organismi geneticamente modificati. Non sono però stati resi noti tutti i dettagli tecnici del procedimento, né è chiaro se siano stati impiegati esclusivamente incroci in campo o altre tecniche di miglioramento genetico.

Peter Stedman, direttore della sostenibilità di Chiquita, ha spiegato al Guardian: «Non vogliamo semplicemente conservare la Cavendish. Puntiamo a rimpiazzarla, perché biodiversità e variabilità genetica sono il fondamento di un’agricoltura sostenibile».

La scelta degli incroci potrebbe dipendere anche dai tempi necessari per ottenere le autorizzazioni delle varietà modificate in laboratorio, spesso più lunghi rispetto alle esigenze imposte dall’emergenza. Nel Regno Unito, le modifiche genetiche paragonabili a quelle ottenibili naturalmente o con incroci convenzionali rientrano in una categoria distinta dagli OGM, ma richiedono comunque il via libera per la vendita come alimenti.

Nell’Unione europea un nuovo regolamento sulle tecniche genomiche distingue gli interventi più semplici da quelli complessi, ma le nuove norme diventeranno applicabili soltanto dal luglio 2028. Resta quindi da capire se prevarrà la strategia di Chiquita, sostenuta da risorse economiche rilevanti, o se saranno le soluzioni genetiche sviluppate dai ricercatori a proteggere più rapidamente la banana oggi conosciuta.

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