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Food 2 min di lettura20 ott

Birra artigianale, la svolta dei 720 mila ettolitri

Nel 2025 i produttori indipendenti hanno portato la quota nazionale al 4,2%, superando il limite del 3% rimasto a lungo il simbolo delle difficoltà del comparto.

La vera partita della birra artigianale italiana si giocherà ora sulla capacità di trasformare una crescita produttiva in sviluppo stabile. Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai, ha indicato come priorità una filiera più unita tra agricoltori, maltatori e birrifici, insieme a regole fiscali e amministrative proporzionate alle dimensioni delle imprese.

Secondo Ferraris, il settore dovrà anche rafforzare la collaborazione tra aziende e creare maggior valore nei territori. L’obiettivo è rendere più solido un movimento nato trent’anni fa dall’iniziativa di pochi pionieri e oggi composto da centinaia di realtà indipendenti, mentre i consumi di birra alcolica in Italia mostrano una tendenza alla contrazione.

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Una filiera ancora da consolidare

La crescita non cancella le fragilità strutturali. Unionbirrai considera strategici il potenziamento delle materie prime italiane, l’espansione della maltazione nazionale e l’aumento dei progetti condivisi a livello locale, oltre a una riduzione degli oneri burocratici e tributari.

Il comparto presenta infatti aziende molto diverse tra loro: accanto a impianti di dimensioni ridotte operano strutture più articolate. Questa varietà amplia il patrimonio economico e culturale della birra indipendente, ma impone interventi calibrati sulle differenti necessità produttive.


Il peso crescente dei produttori indipendenti

Nel 2025 la produzione artigianale ha raggiunto circa 720 mila ettolitri, pari al 4,2% del totale birrario italiano. Il dato supera per la prima volta la soglia del 3%, una percentuale rimasta a lungo pressoché immutata nonostante l’aumento del numero dei birrifici, e conferma il rafforzamento del settore anche in una fase di consumi più deboli.

La produzione è distribuita tra quasi 940 birrifici piccoli, medi e grandi, presenti in modo capillare sul territorio nazionale. A contribuire sono stati circa 930 impianti con una capacità annua non superiore a 10mila ettolitri, ai quali si aggiunge una dozzina di produttori indipendenti leggermente più grandi.

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I numeri dell’indagine Unionbirrai

Le strutture più piccole hanno realizzato circa 470mila ettolitri e generato un gettito di accise stimato in 9 milioni di euro. I dodici birrifici di dimensioni maggiori hanno aggiunto altri 250mila ettolitri, completando il quadro utilizzato per stimare la produzione complessiva del comparto.

Tra gli associati a Unionbirrai figurano 290 produttori, responsabili nel 2025 di circa 310mila ettolitri. Il loro volume equivale a quasi il 70% della produzione dei microbirrifici e a circa il 45% di quella realizzata dai piccoli birrifici indipendenti italiani.


Il confronto sui prossimi trent’anni

I dati sono stati illustrati durante l’ottava edizione di FilieraBirra, dedicata all’innovazione e ai nuovi modelli di consumo. L’incontro si è svolto al Palazzo della Cultura di Milano, dove Unionbirrai ha presentato una fotografia aggiornata del movimento in occasione dei suoi primi trent’anni.

Ferraris ha descritto il risultato come la conferma del valore raggiunto da imprese capaci di unire competenze, identità territoriale e indipendenza. Per il presidente, la sfida consiste nel fare in modo che questa ricchezza produttiva non resti soltanto un dato quantitativo, ma diventi una base per nuove opportunità economiche e per una filiera più competitiva.

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