Seggioloni, dalla sedia stretta alla svolta Tripp Trapp
Il posto dei bambini a tavola è cambiato nel tempo: dai modelli lignei del Seicento fino alle soluzioni di Peter Opsvik e IKEA.
Prima di diventare oggetti riconoscibili e progettati per accompagnare la crescita, i seggioloni avevano una forma molto essenziale. Erano soprattutto sedie di legno rialzate, strette e spesso prive di alcuni elementi oggi considerati fondamentali.
La loro storia mostra come sia mutato il modo di far sedere i bambini a tavola. Nel corso dei secoli, infatti, la struttura è passata da una semplice seduta alta a modelli più studiati, come la Tripp Trapp di Peter Opsvik e l'ANTILOP di IKEA.
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Quando bastava una seduta rialzata
I primi esemplari, diffusi già nel Seicento, ricordavano più una sedia alta che un prodotto articolato per l'infanzia. La struttura era realizzata in legno e puntava soprattutto a portare il bambino all'altezza del tavolo.
In molti casi mancavano sia il vassoio sia il poggiapiedi. Questi seggioloni offrivano quindi una soluzione semplice, con una seduta stretta e pochi componenti oltre allo schienale e alle gambe rialzate.
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La trasformazione del posto a tavola
Con il tempo, il seggiolone ha assunto un ruolo diverso: non più soltanto una sedia sopraelevata, ma un oggetto la cui forma riflette il modo in cui il bambino viene accolto durante i pasti. L'evoluzione si riconosce nel passaggio dai modelli più rudimentali a proposte diventate note anche fuori dall'ambito tradizionale del mobile per l'infanzia.
Tra i riferimenti più significativi compare la Tripp Trapp progettata da Peter Opsvik. In epoca più recente, l'ANTILOP di IKEA rappresenta un altro modello riconoscibile di questa storia: due esempi che segnano, insieme ai primi seggioloni lignei, il cambiamento del posto riservato ai bambini a tavola.
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