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Tonno rosso, un progetto per riportare la filiera in Italia

Il consorzio nato nel 2022 punta su allevamento, certificazioni e investimenti da 11 milioni sostenuti dal PNRR

Un progetto italiano punta a riportare entro i confini nazionali le principali fasi della filiera del tonno rosso, dall’allevamento alla vendita.

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Investimenti e certificazioni

Il programma dedicato alla filiera vale circa 11 milioni di euro ed è sostenuto dal PNRR attraverso ISMEA e il Ministero dell’Agricoltura. Le attività, previste fino al 2029, comprendono investimenti tecnologici e scientifici.

Tra gli interventi figurano l’utilizzo di boe oceanografiche per studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sul mare e il recupero degli scarti di lavorazione. Questi materiali potranno essere destinati ai comparti farmaceutico, cosmetico e degli alimenti per animali domestici.

Nel marzo 2026 Bureau Veritas ha rilasciato quattro certificazioni internazionali. Il consorzio ha inoltre registrato un marchio collettivo europeo presso l’EUIPO, rafforzando il sistema di riconoscibilità e tracciamento del prodotto.


Il rapporto con le istituzioni

L’organizzazione rivendica una collaborazione costante con le autorità e ha spiegato: «Operiamo con la massima trasparenza istituzionale, orgogliosi del nostro riconoscimento ufficiale e operando in stretta sinergia con il MASAF per garantire l’eccellenza e la legalità in ogni fase della filiera».

La gestione del progetto è affidata al Consorzio Tonno Rosso d’Italia, nato alla fine del 2022 e successivamente trasformato in Organizzazione di Produttori. A guidarlo sono il presidente Giuseppe Maria Guarna, il vicepresidente Pietro Avolio e il consigliere Gilles Pappalardo.

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La struttura opera come Consorzio Benefit e dichiara di voler affiancare agli obiettivi commerciali la tutela del mare, la sostenibilità sociale e il sostegno alle comunità costiere. «Non siamo solo produttori, siamo un Consorzio Benefit. La nostra missione va oltre il profitto commerciale: ci impegniamo attivamente per la sostenibilità sociale, la tutela delle risorse marine e la valorizzazione delle comunità costiere locali, creando un impatto positivo per tutto l’indotto», ha dichiarato l’organizzazione.


Dalla cattura all’allevamento

Per anni il tonno rosso pescato da operatori italiani è stato acquistato soprattutto da imprese di Malta e Spagna. Dopo la cattura, il pesce attraversava il confine per le operazioni di finissaggio e per la permanenza nelle gabbie marine, prima di essere venduto sui mercati più remunerativi, compreso quello giapponese.

Il progetto mira a riportare in Italia proprio queste attività. Sono previste gabbie marine dedicate davanti alla costa di Ercolano e una struttura aggiuntiva destinata al pescato proveniente dal Canale di Sicilia e dal Mediterraneo orientale. L’allevamento nazionale sarà sottoposto alla sorveglianza dell’ICCAT, la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico.

La flotta dell’organizzazione riunisce oggi diciassette unità navali, insieme a presidi tradizionali come la tonnara fissa dell’isola di San Pietro, a Carloforte. Il ruolo degli armatori è stato sintetizzato dalla governance del consorzio con la frase: «I nostri armatori sono i custodi del mare».

Il tonno rosso attraversa ogni anno le acque italiane tra maggio e giugno per la fase riproduttiva. Le catture vengono effettuate con la pesca a circuizione oppure attraverso le tonnare tradizionali; l’obiettivo dichiarato è mantenere sul territorio anche le fasi successive, fino alla trasformazione e alla commercializzazione.

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