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Scuola e integrazione, la domanda cresce: perché servono fondi certi

A Roma e Milano associazioni, volontari e famiglie affiancano gli istituti con doposcuola, mediazione e corsi linguistici, mentre il governo introduce il limite del 30%.

“Non possiamo pensare che queste attività dipendano ogni volta dal progetto che viene finanziato. Se la necessità c’è, bisogna poter contare su risorse stabili”, osserva Patrizia Sentinelli, presidente di Altramente. Il nodo emerso nei quartieri di Roma e Milano non riguarda soltanto l’aumento delle richieste, ma anche la difficoltà di dare continuità a servizi ormai inseriti nella vita quotidiana di molte scuole e famiglie.

Le associazioni si sostengono attraverso una combinazione fragile di volontariato, raccolte interne, finanziamenti privati e bandi pubblici spesso circoscritti a singole iniziative. Quando arrivano nuove risorse, le attività possono essere ampliate; quando mancano, diventa più complicato mantenere gli interventi nel tempo.


Il limite del 30% non basta

Il decreto scuola approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre prevede l’introduzione di una soglia del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. Nei territori, tuttavia, il sostegno agli studenti con difficoltà linguistiche o scolastiche viene già costruito attraverso collaborazioni tra istituti, associazioni e nuclei familiari.

Doposcuola, lezioni di italiano, accompagnamento allo studio e iniziative pomeridiane si concentrano soprattutto nelle aree con una presenza migratoria significativa. Per Stefano Pasta, volontario della Scuola della Pace di Sant’Egidio, servono più corsi, mediatori, aiuto nei compiti, dialogo con i genitori e occasioni extrascolastiche: interventi che, a suo giudizio, incidono sull’integrazione più di una semplice divisione numerica degli alunni.


A Torpignattara le richieste aumentano

Nel V Municipio di Roma, a Torpignattara, gli abitanti stranieri sono il 18% della popolazione. Altramente organizza senza costi per le famiglie percorsi di doposcuola e supporto linguistico: ogni settimana partecipano oltre 50 bambini della primaria e più di 80 studenti delle medie, distribuiti nell’arco di quattro giornate.

Le domande hanno superato quelle degli anni precedenti e i posti disponibili non coprono l’intero fabbisogno. “Abbiamo tantissime iscrizioni, più dell’anno scorso e più di due anni fa. I genitori fanno la fila”, racconta Sentinelli. Nel gruppo ci sono ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, minori arrivati da poco e bambini italiani; l’associazione lavora accanto alla scuola, senza sostituirne il ruolo, aggiungendo tempo e occasioni di apprendimento.

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Per la presidente di Altramente, la varietà delle provenienze non costituisce un ostacolo in sé. Le classi possono diventare luoghi di confronto, perché la lingua si consolida anche attraverso il gioco, lo studio condiviso e le relazioni tra coetanei. Sentinelli definisce quindi il tetto del 30% “un’assurdità, non necessaria e non richiesta né dalle insegnanti né da noi che ci lavoriamo”.


Corvetto, scuola e famiglie alleate

Nel Municipio 4 di Milano, dove il 21,3% dei residenti ha cittadinanza straniera, la Scuola della Pace di Sant’Egidio segue gli alunni del Corvetto insieme agli istituti e ai genitori. Il percorso comprende aiuto nei compiti, sostegno didattico, mediazione linguistica e accompagnamento durante gli anni scolastici.

Pasta invita a non considerare come uniforme la platea dei 931 mila studenti privi di cittadinanza italiana: il 65,2% è nato nel nostro Paese, mentre altri sono arrivati da poco e necessitano soprattutto di un primo supporto linguistico. Anche le attività sportive possono favorire relazioni e apprendimento: per tre bambini giunti in Italia circa un anno e mezzo fa, i volontari stanno raccogliendo il denaro necessario per praticare basket, calcio e judo, poiché la Dote Sport della Regione Lombardia richiede cinque anni di residenza.

L’associazione propone inoltre italiano per adulti, frequentato da numerose famiglie dei bambini coinvolti. Alla prossima apertura delle iscrizioni sono attese circa 400 persone, a fronte di una capacità di risposta più limitata: “Avremo un numero più alto di iscrizioni rispetto a quello a cui possiamo rispondere”, spiega Pasta.

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