Scaffali pieni al Nord, vuoti al Sud: il paradosso della bufala
La rete dei centri distributivi protegge parte dei supermercati settentrionali, mentre nel Mezzogiorno la protesta mette in crisi produzioni fresche e a breve durata
Con l’avanzare dell’autunno, il prossimo fronte della crisi potrebbe riguardare gli ortaggi freschi coltivati soprattutto nel Mezzogiorno. Le temperature ancora favorevoli del Sud sostengono infatti produzioni che, in molte aree settentrionali, diventano via via meno disponibili.
Le celle frigorifere possono rallentare la maturazione, ma non fermano il deterioramento. Agrumi e alcuni ortaggi resistono per periodi relativamente lunghi; insalata e frutti di bosco, invece, hanno tempi molto più brevi. Zucchine, melanzane, peperoni e pomodori possono essere conservati più a lungo, ma anche per loro la distribuzione non può essere interrotta indefinitamente.
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La filiera fresca non può aspettare
Le grandi aziende agricole dispongono talvolta di sistemi di trasporto diversificati, una soluzione che potrebbe consentire ad alcune merci di raggiungere comunque i mercati. Quando le forniture meridionali dovessero diminuire, una parte dell’offerta potrebbe essere rimpiazzata dagli ortaggi coltivati nelle serre spagnole.
Il problema riguarda soprattutto la rapidità con cui i prodotti devono passare dal campo al punto vendita. Anche un alimento ancora commestibile può diventare difficile da commercializzare se, dopo giorni trascorsi in deposito, gli restano pochi giorni di vendita utile.
La logistica spiega il divario
Il paradosso è evidente: nei supermercati meridionali possono mancare mozzarella e ortofrutta prodotte a breve distanza, mentre sugli scaffali del Nord gli stessi articoli restano disponibili. La ragione sta nella struttura della distribuzione organizzata, che normalmente non collega direttamente ogni produttore al singolo negozio.
Tra aziende e punti vendita operano infatti grandi centri di raccolta e smistamento, dotati anche di spazi refrigerati. Se il collegamento tra questi poli e i supermercati settentrionali continua a funzionare, le scorte possono essere distribuite su una vasta rete di negozi, anche quando il tratto locale nel Mezzogiorno è fermo.
La concentrazione infrastrutturale al Nord contribuisce a rafforzare questa differenza. Secondo l’Istat, il 68,2% delle merci trasportate su strada nei flussi interni prende avvio dalle regioni settentrionali: il dato comprende anche le numerose partenze dai poli logistici, non soltanto le merci fabbricate in quelle aree.
Esselunga, per esempio, utilizza strutture distributive a Pioltello, Biandrate, Chiari e Sesto Fiorentino. MD ha invece realizzato a Cortenuova, nella provincia di Bergamo, un complesso di 182 mila metri quadrati, con un deposito automatizzato capace di ospitare oltre 40 mila bancali. Non è però possibile stabilire quanti giorni di autonomia garantiscano queste scorte.
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Bufala, il blocco colpisce subito
La mozzarella di bufala Campana DOP mostra con particolare chiarezza la fragilità del sistema. Il 21 ottobre il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP ha segnalato lo stop a parte della produzione: il latte non riesce a raggiungere i caseifici e, in seguito, i prodotti finiti non arrivano ai centri distributivi.
Il danno non dipende soltanto dalla distanza tra allevamenti e trasformatori, che in alcuni casi è di pochi chilometri. La mozzarella ha infatti una durata commerciale limitata: se rimane troppo a lungo in magazzino, può essere ancora sicura da consumare ma non avere più un periodo di vendita sufficiente per la distribuzione organizzata.
La paralisi avrebbe impedito di lavorare più di un milione di litri di latte di bufala. Per ridurre gli sprechi, alcuni allevatori hanno destinato il latte ad altri formaggi, all’alimentazione animale, alla produzione di biogas o ai fertilizzanti.
Sono coinvolti 98 caseifici associati e una filiera composta da circa 1.450 allevamenti. Le perdite indicate ammontano a circa 3 milioni di euro ogni giorno.
Protesta locale, effetti nazionali
La disponibilità dei supermercati settentrionali è favorita anche dal fatto che le iniziative di protesta sono state promosse soprattutto da comitati spontanei e sigle locali del Mezzogiorno. Le principali organizzazioni nazionali dell’autotrasporto, tra cui FAI, CNA Fita, Confartigianato Trasporti, Assotir e UNATRAS, hanno preso le distanze dai blocchi.
Non tutte le merci meridionali dipendono però dai vettori coinvolti nella mobilitazione. Oranfrizer dichiara di impiegare mezzi refrigerati propri e contenitori a temperatura controllata per i collegamenti via mare e via aerea; questi canali, usati normalmente per l’estero, potrebbero essere indirizzati anche verso il mercato italiano.
La crisi degli approvvigionamenti è iniziata dopo il 10 ottobre e i blocchi risultano ancora in corso. Il confronto con il governo è previsto per il 27 ottobre, mentre resta incerto quanto a lungo la rete commerciale del Nord potrà contare sulle scorte accumulate e quali prodotti freschi saranno i prossimi a risentire delle interruzioni.
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