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Food 2 min di lettura9 ore fa

Prima delle stelle, i banconi: la storia di Ciccio Sultano

Dai primi lavori iniziati da bambino al Duomo di Ragusa Ibla, il percorso dello chef siciliano oggi ambasciatore di illy per la guida dei migliori bar italiani.

La sua carriera non è cominciata in una cucina stellata, ma tra impasti, bicchieri e turni di pulizia. Oggi Ciccio Sultano è l’ambasciatore del marchio illy e ha fatto parte della giuria del riconoscimento illy Bar dell’Anno, dedicato alla sostenibilità e inserito nella guida I Migliori Bar d’Italia.


Prima dei riconoscimenti c’era il lavoro

Franco Sultano, chiamato da tutti Ciccio, è nato a Torino nel 1970 ed è cresciuto in Sicilia. Aveva appena quattro anni quando il padre Vincenzo morì in un incidente. Dopo la scuola elementare lasciò gli studi, ma a sedici anni e mezzo iniziò a frequentare le lezioni serali per conseguire la licenza media.

Il primo impiego risale addirittura ai nove anni, quando lavorò come muratore. In seguito passò dalla pasticceria alla rosticceria, dal servizio in sala al lavaggio dei bicchieri e alle pulizie. A tredici anni preparava e serviva dolci dietro il bancone di un bar-pasticceria, dopo avere già accumulato quattro anni di lavoro. In quel periodo imparò anche a realizzare cocktail.


Il sogno di Lione e l’indipendenza

Da ragazzo immaginava di trasferirsi a Lione per formarsi nell’alta cucina. Chiese a uno zio un aiuto economico per partire, ma la risposta fu negativa. Poco tempo dopo, però, si trovò a vivere da solo: doveva pagare l’affitto e provvedere alla spesa. Tra i ricordi di quella prima autonomia conserva quello di un frigorifero finalmente tutto suo.

La svolta arrivò nel 2000, con l’apertura del Duomo a Ragusa Ibla. L’investimento iniziale fu di dieci milioni di lire e Sultano dovette occuparsi di ogni mansione: dai fornelli al servizio, dalla sala al lavaggio dei bicchieri. Nei momenti liberi riusciva perfino a dormire sui tappeti del locale. «Dal 2000 al 2007 scavavo trincee dalla mattina alla sera», ha raccontato parlando di quegli anni.

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La Sicilia come chiave di lettura

Il lavoro portò al ristorante le Tre Forchette del Gambero Rosso e due stelle Michelin. Parallelamente, Sultano costruì la propria identità culinaria studiando le diverse civiltà che hanno lasciato tracce nell’isola e nel Mediterraneo: Fenici, greci, romani, arabi e normanni.

Tra testi antichi, ingredienti, tecniche e ricette, lo chef ha cercato i segni di questa stratificazione, arrivando a condensare la sua ricerca nell’espressione «Io sono Dominazioni». Il suo percorso, dunque, non si limita ai premi: comprende anche l’indagine sulle radici storiche della Sicilia.


Il taccuino non si ferma mai

Sultano continua a raccogliere idee e osservazioni in un taccuino che porta con sé. Una frase annotata una mattina riassume il suo modo di intendere la creazione: «La creatività è un seme di una vita già vissuta».

In quella vita convivono l’isola, la memoria della nonna, le fatiche dell’inizio e le notti trascorse nel ristorante. E torna anche il ricordo del vecchio bancone dove, ancora bambino, imparava a preparare bevande e dolci: un punto di partenza lontanissimo dal Duomo, ma rimasto dentro la sua storia professionale.

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