Pizza a due velocità: perché al Nord vincono le catene
I numeri di TheFork mostrano una forte distanza territoriale, mentre il modello familiare continua a dominare il mercato della pizza soprattutto nel Mezzogiorno.
132 locali organizzati in catena al Nord contro appena 29 tra Sud e Isole: il divario fotografato dall’Osservatorio Ristorazione Moderna-TheFork racconta due modi diversi di fare impresa nel mondo della pizza. Da una parte avanzano format replicabili e riconoscibili, dall’altra resta centrale la pizzeria legata alla famiglia, al quartiere e alla propria storia.
Il dato va letto con cautela, perché riguarda esclusivamente gli esercizi presenti sulla piattaforma e non coincide con il numero complessivo delle attività italiane. Tuttavia, offre un’indicazione significativa su un settore nel quale le pizzerie rappresentano circa il 10% dei locali censiti e continuano a essere tra le formule più diffuse.
Il Nord accelera sulle reti organizzate
Nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026, TheFork ha rilevato 767 ristoranti riconducibili a 71 catene. La definizione utilizzata considera gruppi con più di 4 sedi: nel complesso, queste realtà valgono il 4% dei ristoranti attivi presenti nella rilevazione italiana.
La distanza geografica emerge soprattutto osservando le pizzerie: 132 appartengono a catene nel Nord, mentre al Sud e nelle Isole il conteggio si ferma a 29. Il risultato può essere collegato alla diversa distribuzione della domanda, alla capacità di attrarre investimenti e alla disponibilità di capitali necessari per aprire più sedi mantenendo uniforme l’offerta.
Questo non significa che i grandi marchi siano estranei al Mezzogiorno. Alcune insegne oggi molto note anche nelle regioni settentrionali, come Gino Sorbillo, Rossopomodoro e Da Michele, hanno infatti radici meridionali. La crescita al Nord può quindi dipendere più dalle condizioni di sviluppo del mercato che dall’origine geografica del marchio.
La forza della pizzeria familiare
Nel Mezzogiorno, e in modo particolare a Napoli, la pizzeria conserva spesso un’identità strettamente locale. I numeri dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana, presentato da FIPE nel gennaio 2026, indicano che il 74,3% delle imprese è gestito da famiglie e che il 76% dispone di una sola sede.
Un’attività riconosciuta per il nome del titolare, per la ricetta o per il legame con il quartiere può avere meno interesse, o incontrare più difficoltà, nel trasformarsi in una rete standardizzata. Si tratta però di una lettura plausibile, non di una conclusione dimostrata direttamente dai dati dell’Osservatorio TheFork.
Nel frattempo è cambiata anche l’immagine delle catene. Nell’ultimo decennio il modello non è più associato soltanto a prezzi contenuti e compromessi sulla qualità: diverse insegne hanno investito su materie prime, identità gastronomica e ambienti più curati. Esistono inoltre pizzerie riconosciute dalla Guida Michelin, segno di quanto il settore si sia articolato.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
L’Italia resta distante dall’Europa
Il confronto internazionale amplia il quadro. In Italia le catene costituiscono il 4% dei ristoranti rilevati, una quota nettamente inferiore a quella registrata in Francia, pari al 14%, in Spagna, al 18%, e nel Regno Unito, dove raggiunge il 35%.
La maggiore diffusione estera può riflettere mercati più vasti, una presenza più consistente di investitori oppure abitudini favorevoli a formule ripetibili. In Italia, invece, il legame tra ristorazione e patrimonio locale rende spesso più preziosa l’unicità del singolo esercizio, come accade meno frequentemente con le catene di ramen o di sushi.
La pizza si presta alla standardizzazione
Dal punto di vista operativo, la pizza possiede caratteristiche adatte alla riproduzione in più sedi. Quantità degli ingredienti, peso delle porzioni, durata della lievitazione, preparazione e cottura possono essere definiti attraverso procedure comuni.
Restano indispensabili esperienza nella gestione dell’impasto e competenza nell’uso del forno, ma un’offerta concentrata su un prodotto principale è generalmente più facile da uniformare rispetto a un ristorante con una carta ampia e ricette molto differenti. La standardizzazione, comunque, non riguarda soltanto la pizza: è applicabile a numerose specialità.
A rendere particolarmente interessante questo prodotto è soprattutto la domanda. Secondo la rilevazione di TheFork, l’82% degli intervistati inserisce la pizza tra i cibi più apprezzati; tra le donne la percentuale arriva all’89%. È questa combinazione tra forte popolarità e possibilità di replicare il formato a spiegare perché le catene abbiano ancora ampi margini di crescita, pur in un Paese dove le piccole imprese indipendenti restano maggioritarie.
Il peso economico del comparto conferma la sua rilevanza: secondo FIPE, la pizza genera in Italia 15 miliardi di euro l’anno. I dati sulle catene raccontano dunque solo una parte del mercato, che continua a essere composto soprattutto da attività familiari e autonome.
Continua a leggere
Braciole al forno tenere: il trucco è tutto nella marinatura
Una preparazione semplice con limone, erbe aromatiche e cottura a 180 °C, ideale anche con patate croccanti nella stessa teglia.
Farina di castagne, il segreto per una focaccia alta e soffice
Un lievitato autunnale dal gusto appena dolce, con impasto molto idratato, rosmarino e una crosta dorata e croccante.
Castagnaccio al cioccolato: il cuore morbido che cambia la tradizione
Un dolce rustico senza uova, burro né lievito, arricchito da fondente, frutta secca e uvetta per una consistenza tenera e vellutata.
Cena in 20 minuti: il sugo siciliano che salva gli spaghetti
Pomodoro, olive, origano e peperoncino trasformano pochi ingredienti da dispensa in un primo piatto rapido e saporito.