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Food 2 min di lettura5 giorni fa

Livorno, le Bibite Corallo tornano in bar: il progetto che riaccende le Terme

Tre etichette storiche sono rientrate nei locali della città con una formula no profit: gli incassi serviranno anche a piccoli interventi di recupero per le Terme del Corallo.

«Non abbiamo l’ambizione di diventare leader di mercato», ha chiarito Simone Nannipieri, spiegando che l’obiettivo è far crescere l’iniziativa senza perdere il legame con i locali e con il territorio. Il progetto punta a mantenere una rete ristretta ma riconoscibile, in cui le bibite vengano raccontate insieme al luogo da cui provengono.


Una scommessa che guarda avanti

Prima di tutto c’è la prova del mercato: le bottiglie già distribuite ai locali dovranno trovare rapidamente spazio nei bicchieri dei clienti. Nannipieri lo ha detto in modo netto: se il primo stock si muoverà in poche settimane, il percorso potrà continuare; se invece resterà fermo, il progetto dovrà fare i conti con un riscontro più freddo. L’obiettivo, intanto, è arrivare a circa 10.000 bottiglie l’anno.


Dalla leggenda al marchio registrato

La rinascita delle Bibite Corallo è partita da una verifica sui registri dei marchi italiani, europei e internazionali. Per anni a Livorno si era pensato che il nome fosse ormai nelle mani di Coca-Cola, ma quella convinzione non era mai stata davvero controllata. Una volta trovato il marchio ancora recuperabile, è stata completata una nuova registrazione, aprendo la strada al ritorno delle bevande.


Le tre etichette del rilancio

La prima produzione è stata volutamente limitata: 2.000 bottiglie affidate ai locali aderenti al progetto e realizzate per il lotto iniziale dalle Bibite Papini di San Quirico d’Orcia. Le etichette sono tre e si chiamano Sovrana, Preziosa e Corallo Cola; i prezzi partono da 3 euro per 33 cl. Le ricette e l’immagine delle bottiglie sono state aggiornate con una scelta precisa, cioè reinterpretare il passato in una chiave attuale invece di replicarlo in modo identico.

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Il legame con le Terme del Corallo

La storia delle bibite nasce dalle Terme del Corallo, che all’inizio del Novecento erano un centro di ritrovo, mondanità e intrattenimento dentro la Livorno della Belle Époque. Quello stabilimento non era soltanto un impianto termale: attorno alle sorgenti si svilupparono anche prodotti e bevande, mentre le acque della salute rappresentavano un pezzo importante dell’identità cittadina. Nel giardino del complesso, ieri, circa 250 persone hanno seguito la rievocazione dedicata al rientro delle bottiglie.


Un progetto che finanzia il recupero

Il ritorno delle Bibite Corallo non ha finalità di lucro. I proventi saranno infatti impiegati per sostenere piccoli interventi di restauro delle Terme del Corallo, così che il prodotto diventi anche un mezzo di valorizzazione del sito storico. Nannipieri ha spiegato che la vera funzione dell’iniziativa è raccontare una storia e riportare attenzione su un luogo che per decenni è rimasto soprattutto nel ricordo dei livornesi.

Tra le idee future ci sono il chinotto Vittoria, la gazosa, il limoncino e il ginger, oltre a due liquori ispirati all’epoca Liberty, uno dei quali senza alcol. Il progetto guarda anche fuori dalla Toscana: sono arrivati contatti da alcuni distributori interessati a portare le bibite altrove, con una formula che resterebbe comunque no profit grazie a una royalty destinata alle Terme per ogni bottiglia venduta.

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