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Food 4 min di lettura8 ore fa

Latte crudo negli Usa, il rischio torna al centro: cosa succede

Dopo nuovi casi di infezione e la richiesta dei pediatri americani, negli Stati Uniti riemerge lo scontro tra tutela sanitaria, mercato e libertà di scelta.

Più di 100 persone si sono ammalate negli Stati Uniti dopo aver consumato latte crudo durante l’estate e 11 di loro hanno avuto bisogno del ricovero. Il dato ha riacceso una discussione mai davvero chiusa, proprio mentre le vendite di latte non pastorizzato continuano a crescere e i pediatri chiedono un intervento più severo.

La questione riguarda soprattutto i soggetti più vulnerabili, tra cui bambini piccoli, anziani e persone con difese immunitarie compromesse. In questi gruppi, i batteri presenti nel latte non sottoposto a pastorizzazione possono provocare infezioni anche gravi.


I nuovi casi spingono i pediatri

La scorsa settimana l’American Academy of Pediatrics ha sollecitato il divieto di vendita del latte crudo negli Stati Uniti. La richiesta arriva dopo una stagione segnata da numerosi contagi e da un focolaio di E. coli registrato in California, Florida e Texas.

Secondo le ricostruzioni diffuse dalla radio pubblica statunitense NPR, l’episodio è stato associato a un formaggio prodotto da Raw Farm, indicato come il principale distributore americano di latte crudo. La maggior parte dei contagiati aveva tre anni o meno, un elemento che ha aumentato l’attenzione delle autorità sanitarie.

Anche il mercato, tuttavia, racconta una tendenza opposta rispetto alla prudenza invocata dai pediatri. Nel 2024 le vendite di latte crudo sono aumentate del 17,6%, secondo i dati della società di ricerche Circana.


La battaglia politica cambia direzione

Negli Stati Uniti il consumo di latte non pastorizzato è stato sostenuto dagli influencer del movimento “Rendere l’America di nuovo sana”, noto con l’acronimo MAHA, e per lungo tempo anche da Robert F. Kennedy Jr., oggi segretario alla Salute e ai Servizi umani.

Prima di entrare nell’amministrazione, Kennedy aveva detto di bere soltanto latte crudo e aveva attaccato la posizione della FDA. «La guerra della FDA alla salute pubblica sta per finire», aveva dichiarato, definendo inoltre “aggressiva” l’azione dell’agenzia contro questo prodotto. Di recente, però, il segretario sembra aver smesso di promuoverne apertamente il consumo, provocando la delusione di alcuni produttori.

L’amministrazione Trump sostiene ora il consumo di latte intero, una posizione distinta rispetto alla difesa del latte non pastorizzato. Il confronto, dunque, resta legato non solo alla sicurezza alimentare, ma anche al rapporto tra libertà individuale, scelte di mercato e responsabilità pubblica.

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Una normativa diversa da Stato a Stato

La pastorizzazione ha modificato profondamente il quadro sanitario americano. Quando, alla fine dell’Ottocento, il trattamento è diventato obbligatorio negli impianti statunitensi, il tasso di mortalità infantile ha registrato una forte diminuzione.

Nel 1987 la FDA ha proibito la vendita e la distribuzione di latte crudo oltre i confini dei singoli Stati. La commercializzazione all’interno di ciascuno Stato è invece rimasta affidata alle legislazioni locali, con regole differenti.

Negli ultimi dieci anni diversi Stati hanno ridotto i vincoli, anche per assecondare la domanda dei consumatori e sostenere le aziende del settore. In Virginia, dove la vendita di latte crudo destinato al consumo umano è vietata, un’azienda agricola riesce per esempio a distribuirlo attraverso un meccanismo basato sull’acquisto di una quota di una vacca.

Ben Beichler, titolare insieme alla moglie della Creambrook Farm, ha raccontato che l’attività possiede 150 vacche e che le vendite sono aumentate ogni anno tra il 30% e il 50% dal 2020. L’azienda controlla ogni lotto nel proprio laboratorio e invia campioni anche a una struttura indipendente, il cui nome viene comunicato ai clienti che ne fanno richiesta.


In Italia il nodo riguarda i formaggi

Nel nostro Paese e nell’Unione europea la vendita di latte crudo e il suo impiego per produrre formaggi sono ammessi, ma soltanto nel rispetto di precise condizioni igienico-sanitarie. In Italia la vendita diretta è disciplinata anche dall’Intesa Stato-Regioni del 25 gennaio 2007 e dal decreto del Ministero della Salute del 12 dicembre 2012.

Le norme prevedono misure di tutela per chi acquista, compreso uno specifico obbligo di etichettatura. Il dibattito italiano si è concentrato soprattutto sui formaggi ottenuti da latte crudo, come il Puzzone di Moena, dopo il caso di un bambino che sembrava essersi ammalato in seguito al consumo del prodotto.

A sostegno del latte non pastorizzato, alcuni produttori citano una ricerca pubblicata nel 2011 sulla rivista Clinical & Experimental Allergy, secondo cui il latte proveniente dalle fattorie potrebbe ridurre il rischio di asma e allergie. La FDA ritiene però che quei risultati siano stati interpretati oltre quanto consentito dai dati dello studio.

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