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Food 3 min di lettura7 ore fa

Burton perde la sua birra: la chiusura che scuote l’Inghilterra

Carlsberg Britvic fermerà lo storico impianto di Marston’s entro l’estate del 2027, mettendo a rischio 310 posti e un patrimonio birrario secolare.

La società che gestisce i pub Marston’s PLC non è coinvolta nella vicenda: resta un’azienda autonoma, con oltre 1.300 locali. A essere colpito è invece il birrificio controllato da Carlsberg Britvic, che conserverà soltanto alcuni marchi considerati prioritari, tra cui Hobgoblin, McEwan’s e Brooklyn. Nel frattempo, nomi legati alla tradizione regionale come Pedigree, Bass, Wainwright e Old Empire IPA rischiano di dover trovare un nuovo proprietario o di uscire gradualmente dal mercato.

Il caso viene accostato a quello di Birra del Borgo e alimenta una domanda più ampia sul futuro delle produzioni storiche dentro i grandi gruppi: quanto spazio resta per le ricette locali quando la redditività viene misurata soprattutto attraverso volumi e portafogli standardizzati?


La protesta parte da Burton

A Burton-upon-Trent la notizia ha provocato una reazione immediata. La città dello Staffordshire è considerata uno dei luoghi simbolo della birra britannica e l’annuncio viene letto come l’ultimo capitolo di una serie di ridimensionamenti che ha già coinvolto diversi impianti storici.

Ash Corbett-Collins, presidente dell’associazione CAMRA e originario proprio di Burton, ha definito la decisione “un’assoluta vergogna”, accusando il gruppo di mostrare scarso interesse per il patrimonio birrario nazionale e per i consumatori. Martin Murray, alla guida del consiglio della contea, ha parlato del dolore personale legato alla possibile perdita di quella tradizione, mentre Philip White, esponente conservatore dell’opposizione, ha chiesto di tutelare lavoratori e famiglie.


Un patrimonio ridotto a costo

La strategia attribuita a Carlsberg Britvic ha già lasciato il segno in altre aree del Regno Unito. Nel tempo sono stati chiusi o ceduti Jennings, nel Lake District, Wychwood, Ringwood, London Fields e Banks’s, lo stabilimento di Wolverhampton fermato nel 2025 dopo che la produzione era stata spostata proprio a Burton.

Anche i Burton Unions, il sistema ottocentesco di fermentazione in botti di legno utilizzato nel birrificio, sono stati smantellati. Per gli appassionati, la prospettiva che Pedigree e Bass Ale non vengano più prodotte nella loro città d’origine rappresenta quindi non soltanto una ristrutturazione industriale, ma la cancellazione di una parte riconoscibile dell’identità locale.


La chiusura decisa sui numeri

L’annuncio è arrivato nell’ottobre del 2026: entro l’estate del 2027 Carlsberg Britvic intende chiudere il birrificio Marston’s di Burton e il principale centro logistico presente nello stesso sito. L’operazione coinvolgerebbe circa 310 lavoratori e interromperebbe quasi due secoli di attività produttiva.

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Paul Davies, amministratore delegato di Carlsberg Britvic, ha spiegato che i consumi delle birre tradizionali rifermentate e servite alla spina senza aggiunta di anidride carbonica si sono più che dimezzati in meno di dieci anni. Secondo il dirigente, la contrazione dovrebbe proseguire e il gruppo deve concentrare il proprio portafoglio nei segmenti dove domanda e consumi risultano in crescita.

Davies ha anche sostenuto che i marchi di ale più piccoli potrebbero avere un futuro sotto il controllo di operatori locali o specializzati. Il manager ha inoltre elogiato competenze e professionalità dei dipendenti di Burton, precisando che la riorganizzazione non sarebbe un giudizio sul loro lavoro e che l’azienda intende assisterli durante la fase di incertezza.


La città dove nacque una tradizione

Burton-upon-Trent aveva costruito la propria fama grazie a un’acqua filtrata da spessi strati di gesso, capace di conferire alla birra una caratteristica nota solforosa, quasi simile all’odore dell’uovo, chiamata dai mastri birrai locali “Burton snatch”. La produzione era presente già dall’undicesimo secolo, anche grazie all’attività dei monasteri, e nel periodo di massima espansione la città arrivò a ospitare oltre trenta birrifici.

Tra gli stabilimenti più importanti c’era quello di Marston’s. L’azienda nacque nel 1834 per iniziativa di John Marston e nel 1898 si trasferì nell’impianto di Shobnall Road, diventando uno dei riferimenti della cask ale britannica: birre maturate e rifermentate in fusto, poi servite tramite pompa manuale senza l’impiego di anidride carbonica.

La chiusura annunciata da Carlsberg Britvic mette così in discussione la continuità di una produzione che aveva attraversato generazioni. Per il gruppo, la scelta risponde alla diminuzione dei volumi; per la comunità e per gli appassionati, è l’ennesimo segnale di una gestione nella quale l’efficienza commerciale finisce per prevalere su impianti, tecniche e marchi legati alla storia del territorio.

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