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Food 1 min di lettura1 ora fa

Irpinia, la lunga trasformazione delle castagne: il rito che resiste

Un’antica lavorazione natalizia passa dal fumo dei gratali all’acqua, custodendo gesti e competenze sempre più rare.

In Irpinia le castagne non arrivano in tavola soltanto dopo la cottura: prima affrontano un percorso lento, legato a una tradizione natalizia che continua a sopravvivere. Per circa un mese restano esposte al fumo, poi vengono tostate e infine immerse nell’acqua, in una fase conosciuta come il loro “battesimo”.

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Un mese tra fumo e pazienza

Il primo passaggio si svolge nei gratali, strutture utilizzate per affumicare lentamente le castagne. Qui il prodotto rimane per settimane, mentre una pratica tramandata nel tempo ne accompagna la trasformazione.

La durata del procedimento distingue questa preparazione dalle modalità più immediate di consumo. Il fumo diventa parte integrante del lavoro e richiede continuità, attenzione e conoscenza dei gesti tradizionali.

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Il rito finale nell’acqua

Terminata l’affumicatura, le castagne vengono sottoposte alla tostatura. Solo dopo questo passaggio arriva l’immersione nell’acqua, un momento che dà il nome simbolico al rito del “battesimo”.

La consuetudine si lega soprattutto al periodo natalizio e non conserva soltanto un particolare modo di preparare le castagne. Attorno a questa lavorazione restano infatti competenze e mestieri che oggi sono quasi scomparsi, ma che in Irpinia continuano a trovare spazio nella memoria e nella pratica delle comunità.

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