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Indice FAO, a ottobre calano i prezzi alimentari globali

La flessione mensile è dell’1,2%, ma il valore resta del 5,9% sopra ottobre 2025

I prezzi internazionali delle materie prime alimentari sono diminuiti a ottobre. L’indice FAO si è attestato a 133,9 punti, con una riduzione dell’1,2% rispetto a settembre.

Il dato resta però superiore del 5,9% a quello di un anno fa e inferiore del 16,4% al massimo raggiunto nel marzo 2022. La contrazione mensile è stata legata soprattutto alla minore domanda di importazioni.

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Lo zucchero va in controtendenza

La voce con l’aumento più marcato è stata lo zucchero, cresciuto del 6,6% in un mese. Si tratta del quarto rialzo consecutivo e del livello più alto dal dicembre 2024; su base annua l’incremento ha raggiunto il 28,8%.

A pesare sono state le piogge, che hanno rallentato la raccolta e la lavorazione della canna nel Centro-Sud del Brasile. Gli operatori guardano inoltre con preoccupazione ai raccolti della stagione 2026/27 in India, nell’Unione europea e in Thailandia.


Cereali in calo, riso più caro

L’indice dei cereali ha perso il 4,5% rispetto a settembre e si trova oltre il 12% sotto il valore di un anno fa. Il grano ha interrotto una sequenza di quattro aumenti mensili, spinto verso il basso dalla domanda internazionale contenuta e da prospettive produttive migliori, soprattutto in Argentina.

Anche il mais è arretrato dopo i massimi triennali toccati a settembre. La raccolta negli Stati Uniti è in corso e dal Sudamerica sono attive attese per disponibilità elevate. Nel bacino del Mar Nero si prevede una riduzione delle restrizioni all’export, ma le difficoltà logistiche hanno limitato il ribasso.

Il riso ha seguito invece una direzione opposta, con un aumento dell’1,6%. A incidere sono stati i ritardi nelle raccolte di alcuni Paesi esportatori, le condizioni meteorologiche sfavorevoli e l’aumento dei costi.

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Oli, latticini e carne

I prezzi degli oli vegetali hanno segnato un rialzo contenuto, pari allo 0,3%. L’olio di soia ha raggiunto il livello più elevato dalla fine del 2022, sostenuto dalla richiesta dell’industria dei biocarburanti; quello di girasole ha recuperato dai minimi per la ridotta disponibilità proveniente dal Mar Nero.

L’olio di colza è invece diminuito, mentre quello di palma è rimasto quasi invariato. Anche il comparto lattiero-caseario ha registrato una flessione, limitata all’1,1%: burro e formaggi hanno beneficiato di un’offerta abbondante e di acquisti meno vivaci, mentre il latte in polvere ha continuato a rincarare.

Per la carne il calo è stato dell’1,2%. Sono scesi i prezzi di maiale, ovini e bovini; il pollame non ha registrato variazioni rilevanti.


Raccolti elevati e rischio climatico

La produzione mondiale di cereali dovrebbe mantenersi su livelli elevati, con una previsione che la colloca al secondo posto tra i risultati più alti mai registrati. Per gli scambi internazionali, invece, le stime indicano una riduzione.

Tra gli elementi da monitorare c’è El Niño, che si sta rafforzando e potrebbe influenzare i raccolti dei prossimi mesi. Nel frattempo, l’aumento dello zucchero mantiene alta la pressione sui prodotti dolciari in vista della stagione dei panettoni.

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