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Food 3 min di lettura4 giorni fa

Il cibo cambia status: chi sale e chi paga il conto

Tra siccità, mode salutiste e nuove regole agricole, alcuni alimenti diventano più costosi o desiderabili mentre altri arretrano nei campi e nei consumi.

Miglio, sorgo e fagiolo dall’occhio rischiano di perdere spazio proprio mentre il clima rende preziose le colture capaci di sopportare caldo e siccità. È il paradosso segnalato da Million Belay e Timothy Wise in un’analisi dedicata ai vent’anni di Agra, l’Alleanza per una rivoluzione verde in Africa sostenuta da finanziatori internazionali.

Nei tredici Paesi interessati dal programma, la produzione di miglio sarebbe diminuita del ventisette per cento dal 2006, mentre quella di mais è cresciuta fino a oltre il doppio. Secondo gli autori, la strategia basata su sementi commerciali, fertilizzanti e mais ha ridotto la varietà disponibile sulle tavole. Per invertire la tendenza propongono di destinare più risorse alla biodiversità agricola e di tutelare la possibilità per i coltivatori di conservare e scambiare i propri semi.


Le gabbie dividono ancora l’Europa

Un’altra trasformazione riguarda gli allevamenti francesi. La Commissione europea dovrebbe mettere sul tavolo entro fine anno un progetto per arrivare alla graduale eliminazione delle gabbie destinate alle galline ovaiole, ma il passaggio avrebbe un costo significativo per le aziende.

In Francia oltre metà delle galline può già accedere a uno spazio all’aperto; tuttavia, quasi una su quattro è ancora allevata in strutture a gabbia migliorata. Le uova provenienti da questi sistemi vengono assorbite soprattutto dall’industria e dalla ristorazione, spesso come prodotto liquido o in polvere, senza che il consumatore sappia quale sia l’origine dell’ingrediente.

Gli allevatori temono quindi di dover sostenere le spese della riconversione mentre aumenta la richiesta di uova, considerate una fonte proteica dal prezzo contenuto. L’eventuale cambiamento normativo eliminerebbe le gabbie dagli allevamenti, ma non chiarirebbe chi dovrà finanziare la sostituzione delle uova impiegate nei prodotti trasformati.


Il panino popolare presenta il conto

Negli Stati Uniti anche l’hamburger ha perso parte della sua fama di pasto accessibile. A Le Diplomate, ristorante di Washington, il prezzo combinato di panino e patatine è passato da 14 dollari nel 2013 a 29 dollari oggi.

La causa principale è il costo della carne bovina: una lunga fase di siccità ha ridotto la consistenza delle mandrie americane ai livelli più bassi degli ultimi settantacinque anni, senza far diminuire l’interesse dei consumatori. Sul prezzo finale incidono inoltre locazioni, salari e utenze.

Alcuni ristoratori cercano di limitare l’impatto degli aumenti sui clienti; altri propongono versioni più ricche e complesse, così da rendere più comprensibile una cifra vicina ai trenta dollari. Anche cucinare lo stesso piatto in casa, però, richiede oggi una spesa maggiore: il simbolo del pasto economico viene scelto sempre più spesso dopo aver controllato il conto.

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Il natto diventa un prodotto da scoprire

Il percorso del natto è l’opposto: non cresce per scarsità, ma perché è aumentato il desiderio di provarlo. Si tratta di soia fermentata, presente da secoli nella cucina giapponese, caratterizzata da un aroma intenso e da una consistenza viscosa che continua a suscitare reazioni contrastanti anche in Giappone.

All’estero, però, il prodotto ha trovato un pubblico nuovo. Le esportazioni sono triplicate tra il 2017 e il 2025, mentre supermercati e negozi specializzati in alimentazione salutistica lo presentano come un alimento ricco di proprietà e legato alla tendenza dei fermentati.

Il natto resta un cibo quotidiano nel Paese d’origine, dove può essere apprezzato oppure rifiutato. Fuori dai confini nazionali assume invece il profilo di una specialità da cercare e, talvolta, da esibire come scoperta gastronomica.


Quando la frutta secca diventa un’accusa

A Nanded, nello Stato del Maharashtra, il contenuto di un vassoio ha assunto un significato politico. Durante una riunione sulla siccità, con il ministro dell’Agricoltura e rappresentanti locali impegnati a discutere di raccolti compromessi e sostegni agli agricoltori, la presenza di anacardi e mandorle ha provocato una reazione sui social e nei media.

Alcuni coltivatori hanno accusato i partecipanti di scarsa sensibilità e hanno consegnato altra frutta secca al ministro come forma di protesta. Il primo ministro dello Stato ha spiegato che quel tipo di servizio appartiene alla normale organizzazione degli incontri istituzionali, pur riconoscendo la necessità di maggiore cautela quando il confronto riguarda comunità colpite dalla crisi agricola.

Gli alimenti serviti non erano cambiati: a trasformarsi è stato il loro significato, osservato da persone che stavano affrontando direttamente le conseguenze della siccità.

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