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Danimarca, verso il divieto dei polli a crescita rapida

Il governo punta a una misura nazionale ed europea contro linee genetiche legate a problemi di salute degli animali.

La Danimarca si prepara a valutare un divieto per i polli da carne a sviluppo accelerato, diffusi negli allevamenti intensivi. L'obiettivo del governo è portare la questione anche a livello europeo.

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Le conseguenze sulla salute

Il caso riguarda soprattutto la linea Ross 308. Questi animali passano da un peso iniziale di circa 50 grammi a 2 chilogrammi in soli 33 giorni; per raggiungere lo stesso risultato, le altre razze impiegano tra 46 e 63 giorni. Per i polli biologici, invece, le regole dell'Unione europea fissano in genere almeno 81 giorni prima della macellazione, salvo l'impiego di linee a lento accrescimento.

L'aumento rapido della massa corporea può procedere più velocemente dello sviluppo dello scheletro. Le zampe rischiano così di non sostenere il peso dell'animale, con difficoltà di movimento e sofferenze. Britta Riis, direttrice generale di Animal Protection Denmark, ha definito questa pratica una «forma di selezione genetica profondamente immorale e grottesca», accusandola di produrre «maltrattamenti sistematici».


La posizione di Copenaghen

Il tema ha guadagnato spazio nel dibattito danese dopo un documentario trasmesso da TV2 alla fine di ottobre. Filmati realizzati con telecamere nascoste hanno mostrato presunte violazioni nella gestione di un allevamento guidato da Christian Tvergaard, che avrebbe garantito agli animali soltanto metà del periodo quotidiano di buio previsto dalla legge per stimolarne l'alimentazione. L'allevatore si è poi scusato pubblicamente.

Il ministro per la Natura e il Benessere animale, Christian Rabjerg Madsen, ha invitato i consumatori a non comprare questi polli e ha annunciato l'intenzione di lavorare a un provvedimento sia danese sia europeo. Un primo tentativo parlamentare, avviato nel 2024, non aveva raccolto abbastanza voti; oggi la proposta può contare su consensi distribuiti tra diverse forze politiche.

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Etichette e mercato europeo

Nei supermercati danesi sono già presenti prodotti ottenuti da polli a sviluppo più lento, segnalati da indicazioni specifiche sulle confezioni. Il Paese utilizza inoltre un marchio pubblico basato su uno, due o tre cuori verdi, pensato per informare sul livello di benessere garantito agli animali.

Un rilevamento di Anima pubblicato nell'ottobre 2026 stima che tra il 40% e il 45% dei polli venduti nella grande distribuzione danese appartenga già a linee genetiche meno rapide. Il divieto nazionale, tuttavia, rischierebbe di penalizzare gli allevatori locali: gli altri Paesi potrebbero continuare a produrre e vendere in Danimarca carne proveniente da questi sistemi.


Una pratica diffusa da decenni

La selezione genetica finalizzata a ottenere polli da carne in tempi più brevi è iniziata tra il 1940 e il 1959. Già nel 2000 un organismo scientifico della Commissione europea aveva segnalato i rischi per la salute e il benessere degli animali, ma l'Unione non ha ancora vietato le linee a sviluppo accelerato.

Secondo Eurogroup for Animals, il 95% dei polli allevati nell'Unione europea proviene da impianti intensivi orientati alla produzione di carne a basso costo. In Danimarca, stando ai dati citati da TV2, ogni anno vengono macellati 120 milioni di polli circa, 80 milioni dei quali appartengono alla linea Ross 308.

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