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Food 1 min di lettura3 ore fa

Cugnà, la mostarda piemontese senza senape che sfida il tempo

Una specialità nata nelle cascine per recuperare i prodotti della vendemmia può accompagnare la neve e conservarsi per più di quattro decenni.

In Piemonte esiste una preparazione insolita, legata alla cucina contadina e alla necessità di non buttare nulla. È la cugnà, una mostarda particolare che, nonostante il nome, non prevede senape e può restare commestibile per oltre 40 anni.


Una mostarda che mostarda non è

La cugnà si distingue innanzitutto per la sua composizione. Alla base ci sono il mosto cotto, la frutta raccolta in autunno e diversi tipi di frutta secca, ingredienti che restituiscono il legame della ricetta con la stagione della vendemmia.

Il risultato viene chiamato mostarda, ma non ha tra i suoi elementi la senape. Il termine indica quindi una preparazione tradizionale dal carattere particolare, costruita su ciò che la campagna offriva dopo la raccolta dell’uva.

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Dalla cascina alla neve

Nelle cascine piemontesi la cugnà aveva anche una funzione concreta: permetteva di utilizzare la frutta e gli altri alimenti rimasti dopo la vendemmia, trasformandoli in una conserva invece di sprecarli.

La sua lunga durata ha alimentato una tradizione singolare. In passato veniva consumata persino con la neve, mentre la preparazione, se conservata correttamente, può arrivare a superare i 40 anni.

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