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Calabria da bere: cinque birrifici che stanno cambiando la scena

Dalle produzioni d’alta quota alle ricette con bergamotto e cedro, un itinerario tra cinque protagonisti della birra artigianale calabrese.

A Siderno, Nicola Ferrentino porta avanti dal 2012 Limen Brewery, realtà nata dopo gli anni trascorsi a produrre birra in casa. Il nome richiama Limina, il confine naturale tra l’Aspromonte e le Serre Calabresi, fra versante ionico e tirrenico. La sua produzione guarda soprattutto alle tradizioni belga e angloamericana, con numerose birre ad alta fermentazione: dalla Bitter Peel, una Session IPA con pompelmo rosa calabrese, alla Fester, Belgian Strong Ale dalla struttura importante, fino alla fruttata Neither the Dogs, Pacific IPA.

Tra i progetti più recenti c’è invece Brillo Parlante Brewing, avviato nel 2023 all’interno di un ristorante attivo dal 2007 e da sempre attento alle produzioni indipendenti. Il locale produce le proprie “Birre artigianali d’alta quota” a oltre 1300 metri, affacciato sul lago Arvo. Nel repertorio figurano la morbida Focera, una dubbel, la complessa Stizza, Belgian Strong Ale, la Chiarìa, Italian Pils, e la Piennula, una IGA realizzata con uva Gaglioppo.


Cinque indirizzi per orientarsi

A pochi minuti dal centro di Lamezia Terme si trova Lametus Beer Co, nato nel 2021 dopo una prima esperienza di due anni come marchio produttivo senza impianto proprio. Niccolò Crapis ha trasformato il birrificio in un punto d’incontro cittadino, con una sala alla spina che ospita musica, comicità dal vivo e punti ristoro mobili.

La gamma parte da basse fermentazioni precise, come la keller pils e una rice lager da 2,5 gradi preparata con riso di Sibari. Le birre luppolate mostrano l’interesse di Crapis per la scena statunitense, mentre la sour IPA cerca equilibrio in uno stile tutt’altro che semplice. Tra gli assaggi da considerare c’è anche la Smoked Porter, intensa ma senza rinunciare all’eleganza.

Nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, a Saracena, De Alchemia riunisce dal 2015 i fratelli Guido e Biagio Gagliardi e il socio Marco Giangreco. Guido Gagliardi segue la produzione con un approccio fondato sulla degustazione e sulla cura dei particolari, puntando su birre scorrevoli in cui ingredienti del territorio e stili riconoscibili dialogano senza forzature.

La Her combina il modello della American IPA con scorze di cedro e bergamotto. La Lunare è invece una blanche che utilizza l’orzo antico Rossetta, coltivato a Saracena, insieme al Piretto di Civita. Il progetto “Trip in Barrique” aggiunge un’anima più sperimentale, con affinamenti in legno e fermentazioni miste.

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Ricette locali e nuove ambizioni

Funkydrop è una delle realtà calabresi più note anche fuori regione. Il progetto riunisce competenze provenienti dalla sommellerie e dalla ristorazione, oltre all’esperienza del birraio Demetrio Crea, già conosciuto per le sue produzioni realizzate presso Gli Sbronzi, birreria con produzione di Reggio Calabria.

Tra le etichette si possono scegliere la Plink, keller ottenuta con malto italiano, e la Prsdé, arricchita da segale non maltata dell’Aspromonte e scorze di bergamotto raccolte nell’area del birrificio. Accanto alle IPA, Crea propone anche una Scotch Ale con una sfumatura affumicata. A Reggio Calabria il progetto è presente con la Urban Taproom, situata vicino al lungomare.

Il percorso contemporaneo della birra calabrese ha trovato una vetrina significativa durante l’edizione 2022 di EurHop. In quell’occasione un gruppo di produttori regionali, guidato da Daniel D’Alù e Alice Agostino del Bark – Beer & BBQ di Gioiosa Ionica, si è presentato su uno dei principali appuntamenti europei del settore.

La crescita del comparto si inserisce in un rinnovamento gastronomico più ampio, che coinvolge anche vignaioli naturali, pizzaioli e ristoratori di fasce diverse. La storia della regione conserva inoltre un legame suggestivo con l’Abbazia di Notre Dame d’Orval: secondo una ricostruzione non certa, la fondazione nell’undicesimo secolo sarebbe legata a monaci benedettini partiti dall’area di Castrovillari. Un antecedente affascinante, ma non l’unico capitolo della cultura birraria calabrese.

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