Biodinamica senza tutela: Zago accusa i grandi gruppi
L’enologo che ha portato in Italia l’approccio steineriano chiede regole più flessibili e analizza le difficoltà della vendemmia 2026.
La vendemmia 2026 riporta al centro il confronto sulla viticoltura biodinamica e sui limiti imposti dai disciplinari. A intervenire è Zago, l’enologo che ha contribuito a diffondere in Italia le pratiche ispirate a Steiner.
Secondo la sua lettura, il settore avrebbe bisogno di una revisione delle regole, oggi considerate troppo rigide. Il tema non riguarda soltanto le tecniche di produzione, ma anche il riconoscimento e la tutela della biodinamica nel quadro normativo.
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La biodinamica resta fuori dalle tutele
Zago collega la scarsa protezione legislativa al limitato interesse dei grandi gruppi. A suo giudizio, proprio l’assenza di un forte peso industriale avrebbe impedito alla viticoltura biodinamica di ottenere una tutela adeguata.
L’enologo sostiene quindi che il dibattito non possa fermarsi alle scelte dei singoli produttori. Servirebbe affrontare anche il modo in cui la legge considera queste pratiche e il loro spazio all’interno delle regole del comparto.
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Disciplinari da ripensare
Nel bilancio sulla vendemmia 2026, Zago indica nei disciplinari uno dei principali punti da rivedere. Le prescrizioni attuali, secondo la sua posizione, lasciano poco margine a chi opera secondo un modello biodinamico.
La richiesta di cambiamento parte dunque dalle norme che definiscono la produzione vitivinicola. Per Zago, rendere quei criteri meno rigidi sarebbe il primo passaggio per riconoscere meglio pratiche già diffuse e per aprire una discussione più ampia sul futuro del settore.
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