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Food 3 min di lettura1 ora fa

Ana Roš diserta i accusa i 50 Best: «La cucina non basta più»

La chef slovena rinuncia alla cerimonia di Lima e mette sotto esame il sistema di visibilità, eventi e relazioni che circonda la classifica internazionale.

La decisione di Ana Roš di non presentarsi alla cerimonia dei 50 Best Restaurants, in programma a Lima, ha riaperto una discussione mai davvero sopita: quanto conta oggi la cucina e quanto, invece, pesa la capacità di stare dentro il circuito della promozione gastronomica? La chef di Hiša Franko, tre stelle Michelin in Slovenia e 60ª nella fascia iniziale della classifica 2025, non ha annunciato un semplice rifiuto simbolico. Ha spiegato con precisione perché ha scelto di prendere le distanze dall’evento.

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La visibilità diventa il vero capitale

In un messaggio pubblicato su Instagram, Roš ha sostenuto che la graduatoria rischia di premiare sempre più l’esposizione pubblica e la presenza negli appuntamenti collegati al premio. «Quando la visibilità diventa la valuta di scambio, l’abilità nel promuovere un ristorante rischia di diventare più importante dello stesso lavoro in cucina», ha scritto, mettendo in discussione l’equilibrio tra talento e comunicazione.

La chef non ha però cancellato il valore che la classifica ha avuto nella sua storia professionale. Al contrario, ha riconosciuto di averne condiviso a lungo lo spirito, soprattutto agli inizi, quando vi vedeva una comunità internazionale capace di celebrare l’eccellenza. Grazie a quel circuito, ha raccontato, il suo ristorante in una valle slovena ha attirato visitatori da molti Paesi e lei ha costruito rapporti personali ancora solidi.


Eventi e viaggi sottraggono energie

Secondo Roš, nel tempo il meccanismo si è trasformato. Attorno agli awards si sarebbe sviluppato un insieme sempre più oneroso di appuntamenti, trasferte, cene e iniziative con la stampa, capace di assorbire denaro, ore di lavoro e attenzione. «I nostri ospiti, il nostro team, i fornitori, e il lavoro quotidiano per rendere il nostro ristorante migliore», ha indicato la chef tra le priorità che non dovrebbero essere sacrificate.

La sua critica non riguarda quindi soltanto il risultato finale della classifica, ma il percorso necessario per restare visibili al suo interno. È proprio questo il punto che ha colpito il mondo della gastronomia: non una condanna generica dei premi, bensì la denuncia di un sistema nel quale la partecipazione all’ecosistema della graduatoria sembra diventare quasi indispensabile.

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Un modello che ha aiutato molti chef

La posizione di Roš appare ancora più significativa perché arriva da una protagonista che dai 50 Best ha ricevuto attenzione e riconoscimento. Per anni la graduatoria è stata considerata una vetrina alternativa alla Guida Michelin, capace di portare alla ribalta cuochi e ristoranti rimasti ai margini delle valutazioni della guida francese.

Anche la ristorazione italiana ha cercato di sfruttare quello spazio internazionale. Lido 84 di Gardone Riviera, con una sola stella Michelin, aveva raggiunto il 16° posto nell’edizione precedente, risultando il locale italiano meglio piazzato. Il ritiro dei fratelli Camanini ha però escluso il ristorante dalla nuova competizione, mentre nomi come Romito, Niederkofler, Alajmo e Crippa continuano a confrontarsi con realtà dotate, secondo la ricostruzione proposta, di una macchina organizzativa più strutturata.


Ora la classifica deve rispondere

La presa di posizione della chef slovena ha dato forma pubblica a malumori circolati a lungo negli ambienti della comunicazione gastronomica. Al centro ci sarebbero anche le richieste rivolte ai componenti dell’Academy, tra trasferte e accoglienze considerate sempre più esigenti. La questione riguarda persino la reale partecipazione di alcuni presunti votanti, altro elemento che alimenta dubbi sul funzionamento del sistema.

Per ora i responsabili dei 50 Best non hanno replicato. La gestione di questa vicenda potrebbe però incidere sulla credibilità della classifica, soprattutto in una fase in cui anche Michelin è bersaglio di critiche per il numero degli ispettori, le valutazioni e l’uso dell’intelligenza artificiale nella redazione delle schede. La nuova denominazione “The 50” arriva dunque in un momento delicato: più che il cambio di nome, a essere osservata sarà la capacità di rispondere nel merito alle domande sollevate da Ana Roš.

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