Bar in ritirata: 24mila serrande abbassate e il conto per i territori
La rete dei locali di prossimità si restringe mentre piccoli comuni e associazioni cercano nuovi modelli per salvare servizi e socialità
Nel Regno Unito il recupero dei pub rurali è diventato una responsabilità condivisa: il programma More Than a Pub, attivo dal 2016 al 2021, ha sostenuto 313 gruppi e favorito l’apertura di 60 locali di proprietà comunitaria. Il progetto è stato sviluppato da Plunkett UK, fondazione che accompagna le comunità nella nascita di imprese collettive.
Anche la Spagna sta sperimentando una strada simile. Nel 2025 è partito BarLab Rural, inizialmente in area castigliana, per rimettere in funzione i locali chiusi nei comuni sotto i 5.000 abitanti attraverso formazione, tutoraggio e un percorso destinato a collegare i proprietari con nuovi gestori.
Dai pub condivisi ai servizi di paese
In Francia l’esperienza è cominciata nel 2019 con 1000 cafés, iniziativa del Groupe SOS rivolta ai centri rurali con meno di 3.500 residenti. Il locale viene pensato come un presidio multifunzionale: non soltanto bevande e pasti semplici, ma anche ritiro dei pacchi, vendita di giornali, piccolo emporio, distribuzione del pane, appuntamenti culturali e assistenza digitale.
Il modello viene definito insieme alle amministrazioni e agli abitanti, così da adattarsi alle necessità concrete di ogni comunità. Alcuni esercizi sono affidati a imprenditori, altri nascono come realtà associative; esistono persino formule itineranti. Lo Stato offre preparazione e finanziamento iniziale, lasciando poi spazio alla gestione locale.
Un’impostazione del genere potrebbe offrire una risposta alla perdita dei luoghi di incontro italiani. Nel Foggiano, per esempio, un progetto municipale ha consentito di riaprire un punto di aggregazione, ma la struttura non è tornata a essere un esercizio commerciale: oggi funziona come sala pubblica, pur mantenendo una funzione sociale per il paese.
Il bar tradizionale perde terreno
Per molti italiani il cambiamento è visibile nella vita quotidiana: sono spariti o si sono ridotti i locali con i tavoli occupati dagli anziani, le partite a briscola, i dolci del giorno prima in vetrina e il freezer dei gelati confezionati. Non esiste una sola spiegazione, perché le cause variano da territorio a territorio.
Pesano la difficoltà generale del settore e abitudini di consumo differenti, compreso un minore ricorso all’alcol. L’immagine del vecchio bar, inoltre, appare meno compatibile con la ricerca di ambienti curati e facilmente fotografabili che caratterizza una parte della clientela contemporanea.
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Anche alcune funzioni un tempo legate al locale si sono spostate altrove. Il gioco d’azzardo e le conversazioni informali hanno trovato spazio sulle piattaforme digitali, mentre il tempo libero è diventato più frammentato: persino gli anziani devono spesso dividersi tra cura dei nipoti e attività personali.
Un costo che supera le serrande
Per anni la scomparsa di questi esercizi è stata considerata quasi un passaggio naturale verso formule più moderne. Nelle grandi città sono effettivamente comparsi locali nuovi e ricercati, ma in quantità limitata; nei piccoli centri, dove manca una platea sufficiente, la chiusura ha lasciato spesso un vuoto senza sostituti.
Secondo Confesercenti, nell’arco degli ultimi 6 anni hanno cessato l’attività oltre 24 mila bar: la media equivale a circa 11 chiusure quotidiane. Nei territori coinvolti, la contrazione dei consumi, delle entrate fiscali e dei posti di lavoro avrebbe prodotto una perdita economica complessiva stimata in 7,2 miliardi di euro.
Il Centro Italia è l’area più colpita, con il Lazio in evidenza e Roma protagonista del calo più marcato: nella capitale è scomparso il 30% dei bar presenti 6 anni fa. Seguono Nord Est e Nord Ovest; Sud e Isole registrano una riduzione intorno al 7%, comunque accompagnata da un saldo negativo tra aperture e chiusure. La Valle d’Aosta rappresenta un caso particolarmente critico, con il secondo dato peggiore a livello nazionale.
La rete di prossimità cerca una risposta
Dal 28 settembre Confesercenti porta nei capoluoghi i numeri relativi alla contrazione dei bar tradizionali nelle singole realtà locali. Nico Gronchi, presidente dell’associazione, presenta l’iniziativa anche come uno stimolo a intervenire e invita a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare elaborata da Confesercenti contro la desertificazione commerciale.
«Difendere le attività di prossimità significa difendere lavoro, servizi e luoghi in cui continuare a incontrarsi», ha sottolineato Gronchi. L’obiettivo dichiarato è favorire la rigenerazione di città e centri abitati, riportando al centro il ruolo economico e sociale degli esercizi vicini ai residenti.
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