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Economia 3 min di lettura5 giorni fa

Voci clonate e bonifici urgenti: perché nessuno è davvero al sicuro

L’intelligenza artificiale rende più credibili le frodi digitali e consente ai criminali di colpire vittime di ogni età, ruolo e livello di preparazione.

Non servono più bersagli inesperti o particolarmente distratti: con gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale, una frode può essere costruita su misura anche contro professionisti, manager e aziende. La tecnologia rende infatti più semplice imitare una voce, studiare le abitudini della vittima e creare una situazione di emergenza difficile da verificare.

In Italia, nell’ultimo anno, frodi informatiche e truffe online hanno provocato perdite superiori a 269 milioni di euro, secondo i dati ufficiali della Polizia Postale. Le analisi dell’Osservatorio Cyber e i principali rapporti sulla sicurezza indicano inoltre una crescita oltre il 1.300% dei tentativi basati su audio artificiali e deepfake.


La voce non basta più per verificare

Uno degli strumenti più utilizzati consiste nella riproduzione artificiale della voce. Ai criminali possono bastare pochi secondi di registrazione ricavati dai social per imitare un familiare, un responsabile o un collega durante una telefonata oppure attraverso un messaggio WhatsApp.

Giancarlo Iorio De Marco, avvocato dello studio legale Iorio De Marco, segnala che l’AI viene impiegata anche per individuare password e accedere agli account di privati e imprese. A suo avviso, i casi arrivati allo studio sono aumentati in modo molto significativo nell’ultimo anno, mentre le tecniche usate dai truffatori consentono di sfruttare informazioni personali e momenti particolarmente delicati.


L’urgenza spinge a sbagliare

La frode può cominciare con un falso allarme sul conto corrente. Dopo aver conquistato la fiducia della vittima, i criminali la inducono a seguire una presunta procedura di sicurezza o a disporre un trasferimento di denaro. Le somme vengono poi indirizzate verso conti esteri sotto il controllo dei truffatori, rendendo il recupero tutt’altro che agevole.

Stefano Silvestri, esperto di tecnologia, direttore di TechTalking e collaboratore di Financialounge.com, osserva che il principio resta quello dell’ingegneria sociale: convincere una persona autorizzata a eseguire spontaneamente un’azione utile al criminale. La richiesta viene spesso accompagnata da riservatezza, una scadenza ravvicinata o un’operazione da completare immediatamente, così da ridurre il tempo per fare controlli e chiedere conferme.

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Anche i giovani sono nel mirino

L’idea che le vittime siano soltanto anziani o persone con scarsa dimestichezza digitale non trova conferma nei casi più recenti. Silvestri richiama i dati dell’Internet Crime Complaint Center dell’FBI: negli Stati Uniti, le denunce di reati informatici che riguardano gli under 20 sono cresciute del 74% in un solo anno.

L’abitudine a usare internet può persino alimentare un’eccessiva sicurezza personale. Secondo l’esperto, l’evoluzione dell’AI ha reso gli inganni più credibili e ha allargato il bacino delle potenziali vittime, senza differenze legate all’età, alla formazione, alla disponibilità economica o al ruolo professionale.


Denunciare subito può aiutare

La tempestività resta decisiva quando ci si accorge di un movimento sospetto. Iorio De Marco sottolinea che una segnalazione rapida aumenta le possibilità di intervenire sui trasferimenti, anche se i criminali cercano spesso di muoversi senza attivare gli avvisi della banca.

Proprio questa capacità di mimetizzare le operazioni rende più difficile riconoscere immediatamente l’anomalia. La verifica attraverso un canale diverso, il confronto con colleghi o familiari e la segnalazione immediata possono però interrompere il raggiro prima che il danno diventi definitivo.

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