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Economia 2 min di lettura16 ott

Vino italiano, scorte in aumento e prezzi giù: la sfida dei giovani

Le nuove generazioni spingono ricavi e investimenti, ma il settore deve affrontare eccedenze, consumi globali più deboli e una filiera ancora frammentata.

Le cantine italiane si trovano davanti a una doppia sfida: il ricambio generazionale sta rafforzando i risultati economici, mentre la frenata della domanda internazionale fa crescere le scorte e riduce i prezzi. A giugno le giacenze hanno toccato 46,5 milioni di ettolitri, il 6,7% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a circa 6,2 miliardi di bottiglie. Il prezzo medio del vino italiano ha così accusato una diminuzione del 10%.

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La domanda rallenta, le scorte crescono

Il problema riguarda un comparto che continua ad avere un peso rilevante nell’economia nazionale, ma che deve gestire un mercato mondiale meno dinamico. L’aumento del prodotto fermo nei magazzini segnala infatti una difficoltà di assorbimento da parte dei consumatori e mette sotto pressione i margini delle imprese.

Nel 2025 il solo comparto vitivinicolo ha prodotto ricavi per 16,5 miliardi di euro. Se si includono le attività collegate — dai servizi alla distribuzione, passando per intermediazione e ristorazione — il giro d’affari complessivo arriva a 36,8 miliardi.


I giovani migliorano i risultati

A sostenere la capacità competitiva delle aziende è soprattutto l’ingresso delle nuove generazioni. Nel 2025 il 30,4% delle imprese familiari del vino aveva già completato il passaggio di responsabilità, mentre per un ulteriore 39,2% il processo risultava ancora in corso.

Le aziende che hanno coinvolto i successori registrano ricavi dell’8,8% più alti della media e destinano agli investimenti una quota del 18%, contro il dato medio del settore. Il ricambio non rappresenta quindi soltanto un cambio ai vertici, ma coincide con una maggiore propensione allo sviluppo.

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Un comparto familiare da consolidare

«Il 65% del patrimonio del comparto vinicolo è in mano alle famiglie», ha spiegato Benedetta Brioschi, partner e responsabile del settore alimentare e commercio al dettaglio di The European House Ambrosetti. Considerando anche le cooperative, la percentuale sale all’81,5%.

L’età media degli imprenditori del vino è di 45 anni, nettamente inferiore ai 60 anni rilevati nell’agricoltura nel suo complesso. Secondo Brioschi, il passaggio generazionale può diventare una leva di rafforzamento, ma deve procedere insieme a una crescita della scala industriale: la prevalenza di piccole realtà può limitare le risorse disponibili per innovazione, investimenti e presenza stabile sui mercati esteri.


Una filiera da 40,7 miliardi

L’impatto economico del sistema va oltre il perimetro delle cantine. Il valore aggiunto prodotto direttamente dal vino ammonta a 15,1 miliardi di euro; includendo le ricadute indirette e quelle generate lungo le attività collegate, il contributo complessivo raggiunge 40,7 miliardi, equivalenti al 2,1% del Pil italiano.

La filiera comprende 241mila aziende agricole, più di 1.500 imprese industriali e 681mila ettari coltivati a vigneto. La stima è contenuta nel rapporto strategico “Visione vino 2026 - Radici Profonde, Sguardo Lontano”, elaborato da The European House Ambrosetti per la Community Visione Vino e presentato il 16 ottobre a Voghera, in provincia di Pavia, durante il forum conclusivo.

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