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Economia 2 min di lettura39 min fa

Ex Ilva, la cassa integrazione può quasi raddoppiare: i numeri

Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria propone di estendere la sospensione dal lavoro fino al 28 febbraio 2027, con il peso maggiore concentrato a Taranto.

La richiesta di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria amplia in modo significativo il ricorso alla cassa integrazione nell’ex Ilva. L’ipotesi riguarda fino a 8.622 dipendenti sui 9.626 complessivi del gruppo, contro i 4.450 lavoratori attualmente interessati, e avrebbe validità fino al 28 febbraio 2027, salvo eventuali proroghe.

La proposta è stata comunicata ai ministeri competenti, alle organizzazioni sindacali e alle Regioni coinvolte. Il piano interessa soprattutto lo stabilimento di Taranto, ma comprende anche gli impianti di Genova e Novi.

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Taranto concentra il peso maggiore

Nel sito pugliese potrebbero essere collocati in cassa integrazione fino a 6.964 addetti, su un organico complessivo di 7.875 persone. A Genova la misura arriverebbe a coinvolgere 870 lavoratori su 917, mentre a Novi il numero indicato è di 515 dipendenti su 542.

Considerando i tre stabilimenti, la platea potenziale arriva dunque a 8.349 lavoratori. Il dato complessivo comunicato da Acciaierie d’Italia comprende invece fino a 8.622 dipendenti dell’ex Ilva, a fronte dei 9.626 presenti nell’organico della società in amministrazione straordinaria.

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Il fermo cambia il piano operativo

Alla base della richiesta c’è il blocco delle attività legate al ciclo integrale, cioè della cosiddetta area a caldo. Secondo quanto riferito dai commissari nella comunicazione inviata alle istituzioni e ai sindacati, questa situazione ha reso non più utilizzabili gli ordini di materie prime predisposti in precedenza.

“ La Società ha provveduto - tra le altre - alla revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime precedentemente pianificati, non più compatibili con il sopraggiunto fermo delle attività del ciclo integrale, anche al fine di salvaguardare l'equilibrio economico della gestione”, si legge nel documento.

La revoca degli approvvigionamenti viene quindi collegata alla necessità di adeguare l’organizzazione produttiva alle nuove condizioni degli stabilimenti e di tutelare l’equilibrio economico della gestione. La durata indicata per il nuovo ricorso alla cassa integrazione arriverebbe, in assenza di proroghe, alla fine di febbraio 2027.

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