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Economia 1 min di lettura38 min fa

Energia e inflazione, la Bce sceglie la prudenza: l’avvertimento di Lagarde

La crisi legata alla guerra all’Iran pesa sulle prospettive economiche e obbliga Francoforte a calibrare con attenzione la risposta monetaria.

La nuova fiammata dei prezzi dell’energia mette la Banca centrale europea davanti a un equilibrio delicato: contrastare i rischi per l’inflazione senza appesantire ulteriormente un’economia già esposta al rallentamento. Christine Lagarde ha indicato questa linea nel corso del suo intervento a Bangkok, durante la riunione del Comitato internazionale monetario e finanziario del Fondo monetario internazionale.

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L’energia torna al centro

Secondo la presidente della Bce, l’impatto della crisi energetica innescata dalla guerra all’Iran è tale da non poter essere trascurato nelle decisioni di politica monetaria. Le tensioni sui mercati dell’energia rappresentano quindi un fattore da seguire con particolare attenzione, soprattutto per le possibili ricadute sull’andamento dei prezzi.

Lagarde non ha però indicato la necessità di una reazione sproporzionata. L’istituto di Francoforte, ha spiegato, deve mantenere alta la vigilanza sull’inflazione, valutando allo stesso tempo l’effetto che condizioni finanziarie più rigide potrebbero avere sull’attività economica.

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Una risposta senza eccessi

Nel suo intervento, la presidente ha sostenuto che «lo shock è troppo grande per essere ignorato» dalla politica monetaria. Il monito segnala la rilevanza della crisi energetica, ma non equivale alla richiesta di un intervento aggressivo sui tassi.

La strategia indicata resta infatti quella della misura: «Una risposta misurata resta quella giusta per mantenere l’inflazione sotto controllo», ha affermato Lagarde. Sullo sfondo rimane il rischio che l’aumento dei tassi a lungo termine possa frenare la crescita economica, rendendo ancora più complesso il compito della Bce.

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