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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Trevi, la sfida si sposta in Consob: il nodo dei 5,165 euro

Webuild e Icop si accusano davanti all’Autorità di vigilanza mentre le due offerte per il controllo di Trevi proseguono sul mercato

A Piazza Affari la contesa per Trevi assume una nuova dimensione: dopo i rilanci e le controproposte, Webuild e Icop si sono rivolte alla Consob con accuse reciproche. Al centro del confronto ci sono il modo in cui sono state presentate le rispettive offerte e la correttezza delle informazioni diffuse agli investitori.

Il mercato, intanto, sembra attribuire un peso diverso alle due proposte. Webuild è arrivata a detenere il 27% di Trevi e propone ai soci un corrispettivo in contanti di 5,165 euro per azione. L’offerta di Icop, strutturata in azioni, equivale invece a 4,6695 euro sulla base della quotazione di Icop, che ha chiuso la seduta a 28,3 euro.


Icop contesta la campagna Webuild

La prima iniziativa davanti alla Consob era stata presentata venerdì da Webuild. La società friulana ha successivamente depositato un proprio esposto, rivolto contro le comunicazioni pubblicate dalla concorrente il 2 e il 3 ottobre e contro la relativa campagna promozionale collegata all’offerta su Trevi.

Secondo Icop, quei messaggi avrebbero fornito al mercato una rappresentazione parziale della sua offerta pubblica di scambio e dei fondamentali aziendali. Nel documento, la società sostiene che l’operazione sia stata descritta in modo da danneggiarne l’immagine, indicando in 3,40 euro per azione quello che Webuild avrebbe definito il suo valore effettivo.


Il confronto sui valori dell’offerta

Icop ribadisce che il controvalore implicito della propria proposta sarebbe invece pari a 5,165 euro per ogni azione Trevi. Il calcolo deriva dal rapporto di scambio di 0,165 azioni Icop per ciascun titolo Trevi, applicato al prezzo ufficiale di Icop del 26 giugno 2026, considerato come riferimento precedente agli eventi che hanno influenzato il mercato.

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Per la società di Udine, dunque, non sarebbe corretto mettere a confronto diretto i 4,50 euro in contanti indicati nella comunicazione di Webuild e una stima teorica elaborata dalla stessa offerente. Icop richiama inoltre l’acquisto successivo, da parte di Webuild, di un pacchetto di azioni Trevi a 5,165 euro per titolo: lo stesso valore implicito attribuito alla propria offerta di scambio.


La parola passa alla Consob

Nel suo esposto Icop ha difeso anche il rilancio contestato da Webuild, sostenendo di aver agito nel rispetto delle norme applicabili e dei poteri ricevuti dall’assemblea degli azionisti del 28 luglio 2026.

Spetterà ora all’Autorità stabilire se le comunicazioni e le iniziative contestate abbiano violato le regole di trasparenza e correttezza verso il mercato. La decisione dovrà chiarire anche se eventuali irregolarità siano imputabili a una sola delle due società o a entrambe.

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