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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Teatri, il contratto resta fermo: due scioperi possono cambiare il calendario

Le trattative sugli aumenti non hanno convinto i lavoratori: la protesta coinvolgerà prima la Scala e poi l’intero comparto dello spettacolo dal vivo.

L’inflazione accumulata durante gli anni di vacanza contrattuale è arrivata al 23%, ma le proposte economiche presentate da Federvivo non avrebbero compensato nemmeno in parte quella perdita di potere d’acquisto. È questo il nodo che alimenta la mobilitazione dei lavoratori dei teatri, pronti a fermarsi il 27 ottobre.

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Il comparto prepara lo stop nazionale

Il contratto nazionale del settore è stato aggiornato l’ultima volta nel 2018 e la sua durata effettiva si avvicina ormai ai nove anni. I dipendenti dello spettacolo dal vivo chiedono quindi un nuovo accordo, con salari adeguati all’aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni.

Secondo i sindacati, il confronto con Federvivo non ha prodotto risposte soddisfacenti. L’associazione dei teatri avrebbe messo sul tavolo «proposte economiche del tutto insufficienti», giudicate incapaci di incidere sul divario creato dall’inflazione. Da qui la proclamazione dello sciopero generale del 27 ottobre, che interesserà il settore teatro.


Alla Scala resta alta la tensione

A Milano la vertenza segue un percorso autonomo, perché il Teatro alla Scala applica un contratto unico riservato al proprio personale. Dopo lo stato di agitazione dichiarato il 7 ottobre, le maestranze hanno mantenuto la decisione di incrociare le braccia per 24 ore martedì 20 ottobre, nonostante gli incontri con la sovrintendenza.

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La protesta rischia di far slittare la prima del Faust di Charles Gounod, diretto da Daniele Rustioni: in caso di sciopero, la rappresentazione sarebbe rinviata al 24 ottobre. Al centro della piattaforma c’è un incremento del 15% della RAL per tutto il personale, con decorrenza da gennaio 2027. I sindacati considerano la richiesta essenziale per valorizzare competenze e lavoro quotidiano; il confronto sull’adeguamento all’inflazione, spiegano, non ha prodotto passi avanti concreti sulla parte economica.


Una protesta che attraversa il Paese

La mobilitazione dei teatri si inserisce in una fase più ampia di tensione sociale. Nelle stesse giornate, autotrasportatori e agricoltori hanno manifestato contro il rincaro di energia e carburanti, arrivando a ostacolare il transito delle merci sulle strade italiane.

Anche gli addetti allo spettacolo dal vivo hanno scelto di rendere visibile il disagio legato agli aumenti dei prezzi e agli stipendi fermi. Le maestranze della Scala hanno inoltre annunciato manifestazioni e presidi, mentre il calendario degli scioperi potrebbe cambiare soltanto se le trattative porteranno a un’intesa dell’ultima ora.

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