324notizie oggi Scopri i vantaggi
Economia 3 min di lettura17 ott

Logistica sotto pressione: Bertolone chiede una svolta su regole e tecnologia

Il presidente di Fedit denuncia blocchi e conflitti nei magazzini, ma indica nella produttività e nella digitalizzazione le priorità per rilanciare il trasporto italiano.

Il caro carburante ha fatto esplodere proteste e blocchi, soprattutto nel Mezzogiorno, ma secondo Guido Bertolone la crisi della logistica italiana ha radici più profonde. Il presidente di Fedit e amministratore delegato di Gls Italy segnala un livello di conflittualità ormai eccessivo e invita a distinguere il diritto allo sciopero da quelle azioni che impediscono l’accesso ai luoghi di lavoro.

Per Bertolone, il settore deve recuperare efficienza e competitività attraverso una politica industriale più solida, imprese di dimensioni adeguate e un uso meno conflittuale degli strumenti digitali. Tra le priorità indicate figurano il sistema di localizzazione dei mezzi, la pianificazione dei percorsi e l’intelligenza artificiale.

Offerta del giorno18 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 74 giorni
*********


Il carburante non spiega tutta la crisi

L’aumento del gasolio rappresenta l’emergenza più immediata per gli operatori dell’autotrasporto, ma non esaurisce il problema. La crescita dell’inflazione e la pressione sui costi si sommano infatti a una produttività giudicata molto bassa e a una competitività insufficiente rispetto agli altri Paesi europei.

«Lo scenario competitivo del trasporto in Italia è sotto stress da molto tempo», ha osservato Bertolone. A suo giudizio, il Paese ha concentrato per anni l’attenzione sulle infrastrutture, trascurando la struttura economica delle aziende e il loro limite dimensionale. Il risultato è un doppio svantaggio: a quello infrastrutturale si è aggiunto un ritardo nella capacità d’impresa.

La risposta, secondo il presidente di Fedit, dovrebbe muoversi su due piani. Nell’immediato occorre contenere l’impatto dei costi; sul versante strategico, invece, servono interventi per aumentare la produttività e sostenere la logistica come componente essenziale dell’intero sistema produttivo.


La tecnologia resta un punto di attrito

Bertolone considera preoccupante l’atteggiamento italiano verso la digitalizzazione. Mentre in altri Paesi europei l’innovazione procede, l’Italia sarebbe addirittura in arretramento: strumenti pensati per migliorare il lavoro vengono spesso percepiti come forme di sorveglianza o di imposizione nei confronti degli autisti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Il riferimento riguarda soprattutto il monitoraggio satellitare dei veicoli e i programmi per organizzare i tragitti. Invece di essere considerati supporti alla guida e alla gestione delle flotte, questi sistemi vengono letti come strumenti di controllo del lavoratore. «Per me questo suscita un allarme gigantesco», ha affermato il manager, sottolineando la necessità di aprire un confronto meno ideologico sull’impiego delle tecnologie.

L’intelligenza artificiale rientra nello stesso quadro: per Fedit il suo utilizzo dovrebbe essere discusso come leva per rendere più efficiente il comparto, non respinto a priori per il timore di effetti sul rapporto tra impresa e dipendenti.


Proteste e blocchi, il confine contestato

Il presidente della federazione riconosce che il costo della vita e il livello medio degli stipendi sono questioni concrete, non limitate al solo trasporto. Tuttavia, contesta le mobilitazioni che si trasformano in occupazioni degli ingressi, chiusure dei cancelli o iniziative coordinate capaci di interrompere l’attività aziendale.

La sua critica non è rivolta allo sciopero in quanto tale, ma alle modalità che, a suo dire, producono danni economici e aggravano le divisioni nel settore. L’attuale scenario sarebbe favorito anche dalla perdita di peso delle organizzazioni sindacali tradizionali e dalla crescita di forme di rappresentanza di base.

Bertolone definisce queste strutture «un caporalato 2.0», sostenendo che in alcuni magazzini si siano consolidati sistemi di potere nati in un contesto segnato da scarsa trasparenza e, in determinati casi, da problemi di legalità. Le imprese più grandi, secondo la sua ricostruzione, hanno già compiuto passi avanti, ma pratiche e rapporti di forza irregolari continuerebbero a riprodursi in una parte della filiera.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere