Pesca, 700 imprese svanite: il doppio colpo di caldo e granchio blu
Nel Nord-Est carburante costoso, acque sempre più calde e specie invasive stanno riducendo flotte e allevamenti, spingendo l’Italia verso maggiori importazioni ittiche.
Sono circa 700 le unità produttive perse nell’ultimo anno nel comparto ittico del Nord-Est, mentre un centinaio di barche dedicate alle vongole di mare è fermo dall’ottobre 2024 senza alcun reddito. A pesare sono soprattutto il prezzo del carburante, l’aumento delle temperature e la diffusione del granchio blu.
La crisi non riguarda soltanto i pescatori: la bilancia commerciale italiana del settore è tornata in terreno negativo, con un ricorso più ampio alle forniture provenienti dall’estero. Per esaminare direttamente la situazione, una delegazione del Parlamento europeo ha visitato, dal 21 al 23 settembre scorso, le comunità di Chioggia, della laguna di Scardovari, Goro, Cesenatico e Ancona.
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Le imprese pagano il conto della crisi
Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio di Veneto Agricoltura, nel primo semestre 2025 le aziende della pesca sono salite a 1.199, con una crescita dell’1,7%. Il dato complessivo nasconde però un arretramento molto più pesante nell’acquacoltura: le imprese attive sono 1.267, in diminuzione del 29,5% nell’arco di un anno.
Nel delta del Po, l’avanzata del granchio blu ha contribuito a ridurre le attività da 1.500 a 700. Per le vongole di mare, invece, il problema è diventato drammatico dall’autunno 2024: circa 100 imbarcazioni non lavorano più, mentre la morìa dei molluschi ha lasciato gli operatori privi di entrate.
Il caldo minaccia lagune e molluschi
L’Alto Adriatico è un ambiente poco profondo e in gran parte chiuso, con salinità contenuta e un forte apporto di acqua dolce, soprattutto dal Po. Queste caratteristiche ne favoriscono la produttività, ma lo rendono anche esposto all’eutrofizzazione e agli effetti delle ondate di calore prolungate.
Antonio Gottardo, responsabile del comparto agroalimentare e ittico di Legacoop Veneto, ha spiegato che contro il granchio si possono usare protezioni per gli allevamenti o destinare una parte del pescato alla trasformazione. Una massa d’acqua troppo calda, invece, non può essere arginata: secondo Gottardo non si tratta più di una difficoltà temporanea, ma di un mutamento destinato a incidere stabilmente sul modo di lavorare.
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Da Bruxelles arrivano le richieste
Durante la missione europea, i rappresentanti dei pescatori e degli allevatori hanno illustrato le conseguenze dell’emergenza alle delegazioni e alle organizzazioni di categoria. Sono stati ascoltati operatori di Chioggia, del delta del Po, Cesenatico e Ancona, insieme ai produttori di vongole, alle imprese dell’acquacoltura e alle principali associazioni del settore.
La capodelegazione francese Isabelle Le Callennec, esponente del PPE, ha annunciato che a Bruxelles verrà chiesto di rivedere la politica comune della pesca. Tra i punti indicati figurano gli obblighi di sbarco, la definizione della capacità della flotta, i controlli, la burocrazia, le quote, la concorrenza sleale e la pesca illegale praticata da Paesi terzi.
Un comparto diviso tra mare e laguna
L’economia ittica del territorio comprende attività marittime e lagunari. In mare si utilizzano reti a strascico, attrezzi fissi e draghe idrauliche; nelle lagune di Venezia, Rosolina, Scardovari e Caorle prevalgono l’allevamento dei molluschi e la pesca con reti fisse.
Venezia dispone del principale mercato ittico, con un giro d’affari di 70 milioni, davanti a Chioggia, con 40 milioni, e Porto Tolle, con 18. Nel complesso si contano 3.700 imprese, ciascuna con una media di 1,5 addetti. L’occupazione indiretta, tra lavorazione, vendita, produzione del ghiaccio e movimentazione delle merci, moltiplica per quattro la forza lavoro del comparto.
Per la delegazione europea, il futuro dipenderà anche dalle risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, sia nel bilancio attuale sia nella programmazione di lungo periodo. L’obiettivo indicato è sostenere l’adattamento ai costi del carburante, alle specie invasive e al cambiamento climatico, oltre al rinnovo delle flotte e al ricambio generazionale.
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