Bce, i tassi frenano la crescita: Lagarde prepara una risposta prudente
L’impennata dei rendimenti a lungo termine pesa sull’economia, mentre l’istituto osserva con cautela gli effetti dell’energia su prezzi e salari.
L’aumento marcato dei tassi di interesse a lungo termine ha irrigidito le condizioni di finanziamento rispetto all’ultima riunione della Bce. Secondo Christine Lagarde, questo scenario finirà per indebolire la crescita e potrebbe limitare la trasmissione dei rincari energetici più di quanto stimato nelle proiezioni di settembre.
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Tassi più alti, crescita frenata
L’economia dell’area euro ha mostrato una tenuta definita resiliente, ma il nuovo quadro finanziario introduce un elemento di pressione. Rendimenti più elevati rendono infatti più oneroso raccogliere risorse e possono rallentare consumi, investimenti e attività produttiva.
Nel suo intervento, Lagarde ha osservato che l’inasprimento del costo del denaro potrebbe attenuare il trasferimento dei prezzi dell’energia sul resto dell’economia. L’effetto sarebbe quindi duplice: un freno alla crescita e una propagazione più contenuta degli aumenti iniziali.
Energia, rincari ancora concentrati
Le previsioni dell’istituto centrale indicano un’inflazione destinata a salire nel prossimo periodo, soprattutto a breve termine, a causa degli sviluppi più recenti sui mercati energetici. Finora, però, non sono emersi segnali di un passaggio significativo di questi aumenti agli altri beni e alle retribuzioni oltre quello già incorporato nelle stime ufficiali.
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La presidente della Bce ha quindi escluso, allo stato attuale, una reazione automatica e ampia a ogni movimento dei prezzi energetici. Il monitoraggio resta concentrato sulla possibilità che lo shock si allarghi, trasformandosi da fenomeno circoscritto in una dinamica più persistente.
Lagarde: serve una linea calibrata
«Lo shock energetico è troppo grande per essere ignorato», ha affermato Lagarde durante i lavori del Comitato internazionale monetario e finanziario del Fmi, riunito a Bangkok. Nello stesso intervento ha tuttavia difeso una gestione prudente: «Una risposta misurata resta quella giusta per mantenere l’inflazione sotto controllo».
La presidente ha spiegato che le decisioni della Bce vengono valutate alla luce di tre elementi: l’evoluzione attesa dell’inflazione e dei rischi collegati, l’andamento dell’inflazione di fondo e l’efficacia con cui le scelte di politica monetaria raggiungono l’economia reale. È su questo insieme di fattori che si baserà la risposta dell’istituto agli effetti della guerra all’Iran e alle sue ricadute sui mercati dell’energia.
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