Spesa 2025, il boom del fatto a mano e delle proteine: i numeri
Dalle diciture sulle intolleranze ai richiami alla filiera, l’analisi fotografa un carrello sempre più orientato a benessere, nutrienti e scelte vegetali.
La dicitura “lavorato a mano” è ancora circoscritta, ma nel 2025 ha conquistato spazio: riguarda 352 referenze e le relative quantità vendute sono aumentate dell’8,2%. È il segnale più dinamico tra quelli associati alla qualità e alla tradizione alimentare.
Nello stesso insieme rientrano 6.867 prodotti, capaci di generare oltre 3,5 miliardi di euro di vendite, con un incremento dell’1,6% a volume. La parola “filiera” resta il richiamo principale: compare su 2.845 confezioni e corrisponde a più di 2 miliardi di euro di ricavi.
Il carrello cerca ancora autenticità
I riferimenti alla lavorazione e all’origine si affiancano alle indicazioni che valorizzano la composizione degli alimenti. L’etichetta diventa così uno strumento per comunicare non soltanto l’assenza di determinati elementi, ma anche il modo in cui un prodotto è stato realizzato.
Questa area è stata isolata per la prima volta dall’Osservatorio Immagino. Il suo peso economico rimane inferiore a quello delle categorie legate alle intolleranze o ai nutrienti, ma alcune diciture mostrano una crescita più vivace nelle quantità acquistate.
Proteine e nutrienti guadagnano spazio
Tra le proposte che mettono in evidenza la presenza di sostanze considerate rilevanti per l’alimentazione, le proteine occupano la posizione più importante. Il richiamo compare su 4.065 prodotti, per un giro d’affari superiore a 2,1 miliardi di euro, mentre i volumi sono saliti del 5,1%.
Nel complesso, il gruppo dei prodotti arricchiti o caratterizzati dalla presenza di specifici nutrienti conta 12.077 referenze e ha oltrepassato i 5,9 miliardi di euro di vendite. Risultano in aumento, sia in valore sia nelle quantità, anche le confezioni che segnalano fermenti lattici, magnesio, potassio, calcio o fibre.
Le scelte vegetali continuano a crescere
Le indicazioni riconducibili agli stili alimentari interessano 5.776 prodotti e valgono 3,2 miliardi di euro. La componente più ampia è quella “veg”, che supera i 3 miliardi; all’interno di questo segmento, la dicitura “vegan” è riportata su 4.116 referenze e sviluppa 1,5 miliardi di euro di vendite.
Più rapido è l’incremento dei volumi per i prodotti “plant based”, cresciuti del 34%. Il loro valore, tuttavia, si ferma a 74,4 milioni di euro, una cifra ancora ridotta rispetto all’intero comparto delle proposte vegetali.
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Intolleranze e ingredienti sotto esame
La domanda si concentra anche sulla riduzione o sull’eliminazione di zuccheri, grassi e additivi, oltre che sulle esigenze legate alle intolleranze. I prodotti “senza glutine” rappresentano il 9,5% delle referenze osservate e superano i 3,4 miliardi di euro di vendite.
Il “senza lattosio” mostra però una dinamica più sostenuta: 3.170 prodotti, oltre 2,4 miliardi di euro di giro d’affari e un aumento del 5,5% nelle quantità acquistate. Incrementi a due cifre dei volumi riguardano anche diciture meno diffuse, tra cui “senza antibiotici”, “senza residui” e “senza nitriti”.
Quanto pesa il segmento free from
I prodotti che comunicano l’assenza, la riduzione o il contenimento di un ingrediente, di un nutriente o di un additivo sono oltre 22 mila. Nel 2025 hanno raggiunto quasi 12,6 miliardi di euro, con una crescita del 3,2% sul 2024; le quantità vendute sono aumentate dell’1,4%.
Questa famiglia costituisce il 24,4% degli articoli analizzati e incide per il 29,4% sulle vendite in valore. Il risultato conferma il ruolo centrale delle informazioni riportate sulla confezione nelle decisioni degli acquirenti più attenti al benessere alimentare.
La fotografia dell’Osservatorio
I numeri arrivano dalla diciannovesima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che mette in relazione le indicazioni presenti sulle etichette con gli acquisti registrati nella grande distribuzione e nei punti vendita a libero servizio.
La rilevazione comprende 151.203 prodotti commercializzati nel 2025. L’insieme dei dati restituisce un mercato nel quale convivono richieste legate alle intolleranze, ricerca di nutrienti, orientamento vegetale e attenzione ai richiami di tradizione.
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