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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Imprese estere, segnali positivi ma l’Italia resta sotto esame

Il primo Barometro di Confindustria mostra fiducia sull’attività delle aziende straniere, mentre occupazione e andamento generale del Paese continuano a preoccupare

Le imprese estere presenti in Italia guardano con relativo ottimismo alla propria attività, ma mantengono maggiore cautela quando valutano l’economia nazionale. È questa la principale indicazione emersa dal primo Barometro imprese estere, commentato da Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria per l’export e l’attrazione degli investimenti.

Secondo la rilevazione, una parte consistente delle aziende ha visto aumentare la propria attività e, per la seconda metà del 2026, prevalgono le attese di una crescita contenuta. Il risultato si inserisce in un quadro di consolidamento della presenza straniera nel Paese, alimentato soprattutto dall’espansione delle imprese già operative sul territorio.


Fiducia sull’attività, cautela sul Paese

La fotografia tracciata dal Barometro distingue nettamente tra la situazione delle singole aziende e quella del sistema economico italiano. Le imprese giudicano in modo favorevole i propri risultati e le prospettive future, mentre il loro orientamento diventa più prudente quando lo sguardo si sposta sull’economia nazionale.

Per i mesi conclusivi del 2026, infatti, la quota di imprese che prevede un peggioramento del quadro italiano supera, seppur di poco, quella di chi immagina un’evoluzione positiva. Cimmino ha definito comunque incoraggiante il primo riscontro dell’indagine, sottolineando la crescita dell’attività e l’aspettativa di una «moderata espansione».

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Investimenti senza nuovi posti automatici

La disponibilità a investire rimane presente, ma non produce necessariamente un aumento dell’occupazione. Le aziende, in un contesto segnato dall’incertezza e dalla trasformazione dei processi produttivi, continuano a destinare risorse allo sviluppo mantenendo però un atteggiamento prudente sulle assunzioni.

È proprio il lavoro uno dei nodi centrali indicati dalla rilevazione. La propensione a rafforzare gli investimenti non basta, da sola, a tradursi in una maggiore domanda di personale: le dinamiche occupazionali restano condizionate dalla fase di cambiamento e dalla cautela con cui le imprese affrontano il futuro.

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