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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Imprese estere, il lavoro frena la fiducia: servizi in testa

Il primo monitoraggio di Confindustria sulle aziende a controllo internazionale mostra segnali diversi tra industria, commercio e terziario, con l’incertezza ancora elevata

Le prospettive occupazionali rappresentano il principale elemento di cautela tra le grandi imprese estere attive in Italia. Le indicazioni raccolte ad agosto mostrano infatti una fiducia più solida nei servizi, mentre industria e commercio evidenziano segnali positivi ma anche diversi fattori di vulnerabilità.

L’indagine è il primo Barometro Imprese Estere realizzato da Confindustria. Il monitoraggio riguarda società con 250-1.200 dipendenti, che nel complesso danno lavoro a 1,3 milioni di persone, generano 518 miliardi di euro di ricavi e producono 121 miliardi di valore aggiunto.


Il lavoro resta il punto debole

Nel quadro generale, le aspettative sull’occupazione risultano meno favorevoli rispetto agli altri indicatori. Nel comparto manifatturiero prevalgono le aziende che ipotizzano una diminuzione del personale rispetto a quelle che prevedono nuove assunzioni; una situazione analoga emerge nel commercio, dove le attese sul numero degli addetti restano contenute.

Il Barometro misura sia il clima di fiducia, cioè la valutazione complessiva della situazione, sia il livello di incertezza legato alla difficoltà di prevedere l’evoluzione futura. Proprio quest’ultimo elemento continua a pesare sulle decisioni delle imprese, nonostante alcuni segnali incoraggianti sugli investimenti programmati.


L’industria guarda ai mercati esteri

Per le aziende manifatturiere, il sostegno più rilevante arriva dalla produzione e dagli ordini già ricevuti dall’estero. Anche il flusso complessivo dei nuovi ordinativi contribuisce a migliorare il giudizio sul presente, mentre la domanda interna non modifica in modo significativo la valutazione delle imprese.

A frenare il quadro sono soprattutto le scorte di prodotti finiti, ritenute superiori al livello desiderato. Sul fronte competitivo, invece, le aziende esprimono giudizi molto positivi, in particolare con riferimento alla presenza sui mercati internazionali. Gli investimenti previsti offrono inoltre un’indicazione favorevole per i mesi successivi.

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Nel commercio cresce la prudenza

Le imprese commerciali a controllo estero mantengono una valutazione mediamente positiva, ma affrontano il secondo semestre con maggiore cautela. Le vendite, soprattutto quelle realizzate sul mercato italiano, sostengono la fiducia corrente; a limitarla intervengono invece giacenze leggermente più alte del consueto.

Le società segnalano anche un aumento della pressione esercitata dai prezzi dei fornitori. La competitività è comunque migliorata sia in Italia sia oltreconfine, con risultati più marcati sui mercati esteri. Gli ordini destinati ai fornitori alimentano le aspettative, mentre gli investimenti contribuiscono in misura più contenuta.


Un campione rappresentativo dell’economia

La rilevazione ha coinvolto imprese appartenenti a tre aree: manifattura, commercio e servizi. La composizione del campione è pari al 46,7% per l’industria, al 18,2% per il commercio e al 35,1% per i servizi; gli indici complessivi sono stati poi calcolati attribuendo un peso basato sul valore aggiunto.

Le aziende osservate rappresentano il 71,7% degli addetti e il 64,5% del valore aggiunto dell’universo delle società a controllo estero presenti in Italia. Tra le grandi imprese residenti, quelle con capitale internazionale costituiscono il 26,6% del totale, concentrano il 32,1% degli occupati e realizzano il 37,6% del fatturato e il 36,3% del valore aggiunto. Per questo, le loro decisioni possono riflettersi anche sui fornitori, sull’indotto e sui territori in cui operano.

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