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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Pmi e spazio, la corsa dell’innovazione: brevetti su del 113%

Dalla moda alle competizioni automobilistiche, alcune imprese italiane hanno trasformato competenze manifatturiere e materiali avanzati in soluzioni per l’industria spaziale.

Entrare nel settore spaziale non significa soltanto sviluppare tecnologie per le missioni: per una piccola impresa italiana vuol dire anche trovare partner solidi, affrontare una competizione globale e prepararsi a vendere i propri prodotti sia sulla Terra sia fuori dall’atmosfera. È in questo passaggio che competenze nate nella manifattura possono diventare un vantaggio industriale.


La partnership accorcia la distanza dallo spazio

Secondo gli esperti di EY, le realtà più interessate alla diversificazione verso l’economia spaziale emergente arrivano soprattutto dalla meccanica e dalla meccatronica, dall’elettronica, dall’elettro-ottica, dalla chimica e dalla componentistica ibrida. Il comparto italiano resta molto frammentato: numerose aziende hanno ricavi inferiori a 10 milioni di euro, mentre le imprese più strutturate concentrano una redditività maggiore e raggiungono un utile netto vicino al 9%.

Per EY, la crescita richiede capacità di investimento, organizzazione e controllo di processi industriali complessi. «A&D non è un mercato “fai da te”», hanno spiegato i ricercatori, sottolineando che norme, istituzioni e relazioni con l’ecosistema richiedono competenze e continuità. Aggregazioni, alleanze e operazioni di fusione o acquisizione possono quindi offrire maggiore scala, nuove conoscenze e un accesso più efficace ai finanziamenti.


Dall’abbigliamento alle missioni orbitali

Un esempio è Spacewear, impresa nata a Fano dall’incontro tra progettisti del settore tessile e specialisti di ingegneria aerospaziale. L’azienda realizza tute, capi d’abbigliamento e tessuti destinati alle missioni spaziali, dimostrando come una competenza sviluppata nel mondo della moda possa trovare applicazione in un ambiente tecnologico molto diverso.

La stessa traiettoria riguarda Dallara. Il gruppo, fondato nel 1972, ha costruito la propria esperienza nel settore delle vetture da competizione e da oltre 25 anni lavora anche sulle automobili stradali. Nel 2021 ha creato una divisione dedicata ad Aerospazio e Difesa, mettendo a disposizione di operatori del settore componenti e materiali sviluppati per le gare oppure validati attraverso simulazioni e gemelli digitali.

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Dallara, dal circuito al volo spaziale

Il collegamento con l’aerospazio è nato anche grazie alla visibilità ottenuta nelle competizioni. Durante la 500 Miglia di Indianapolis, aziende aerospaziali statunitensi hanno osservato da vicino le soluzioni tecniche del gruppo e lo hanno successivamente contattato. Da quel primo confronto è iniziato il percorso di Dallara nel nuovo mercato.

Alessio Grasso, responsabile della divisione Aerospazio e Difesa, ha raccontato che proprio la rapidità richiesta dal automobilismo da competizione ha attirato l’attenzione degli operatori spaziali: «Nel motorsport, e in particolare in una gara come la 500 Miglia di Indianapolis, i tempi dell’innovazione sono estremamente rapidi». Per il gruppo, lavorare con aziende dell’aerospazio consente di trasferire le proprie capacità progettuali e produttive a sfide tecnologiche inedite.


Un settore ormai strategico

Il comparto non è più considerato una nicchia industriale, ma occupa una posizione crescente nelle politiche industriali italiane ed europee. Per le Pmi, tuttavia, l’accesso resta complesso: la concorrenza internazionale è intensa e l’affidabilità si costruisce più rapidamente entrando in filiere già consolidate.

Le possibili collaborazioni includono grandi operatori italiani come Leonardo e interlocutori internazionali come la Nasa. In questo scenario, l’aumento del 113% dei brevetti legati alle Pmi segnala una maggiore attenzione verso la ricerca applicata e verso la possibilità di trasformare prodotti e tecnologie nate nei comparti tradizionali in soluzioni per lo spazio.

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