Pensioni, il conto che pesa sull’Italia: dove il divario è già critico
Nel 2025 gli occupati sono stati 24,1 milioni contro 23,2 milioni di pensioni, mentre entro il 2029 tre milioni di persone lasceranno il lavoro.
Reggio Calabria registra il divario più ampio tra persone occupate e trattamenti previdenziali: nel 2025 il saldo è risultato negativo per 90.368 unità. La stessa difficoltà emerge in altre province, anche fuori dal Mezzogiorno, segno di un disequilibrio che attraversa diverse aree del Paese.
Taranto, Lecce e Messina seguono nella graduatoria delle zone maggiormente esposte. Nel Nord figurano invece Biella, con un saldo di -9.153, Rovigo (-5.652), Vercelli (-5.351), Massa-Carrara (-2.731), Sondrio (-1.869), Ferrara (-1.548), Alessandria (-1.227), La Spezia (-602), Belluno (-213) e Lecco (-188).
GioiaPura
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La spesa previdenziale continua a salire
Il peso economico del sistema è destinato a crescere ancora. Le stime indicano per il 2026 un esborso complessivo di 351,8 miliardi di euro, vale a dire il 2,7% in più rispetto al 2025, in uno scenario con inflazione prevista al 2,8%.
L’aumento non dovrebbe fermarsi nel breve periodo. Nel 2029 il costo delle pensioni potrebbe toccare quota 388,6 miliardi di euro, aggiungendo pressione sui conti pubblici mentre diminuisce la platea di chi lavora.
Il rapporto tra lavoro e pensioni si assottiglia
Nel 2025 il Paese contava 24,1 milioni di occupati e quasi 23,2 milioni di pensioni distribuite. Il confronto restituisce un rapporto ormai vicino alla parità, molto diverso da quello degli Anni Ottanta, quando ogni pensione corrispondeva a circa tre lavoratori.
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L’Ufficio studi della Cgia di Mestre collega questa trasformazione alla combinazione tra denatalità e aumento della durata media della vita. Il progressivo invecchiamento della popolazione sta quindi modificando l’equilibrio tra persone attive e beneficiari delle prestazioni previdenziali.
Tre milioni fuori dal mercato entro il 2029
La fase più delicata potrebbe arrivare nei prossimi anni. Tra il 2025 e il 2029, secondo le proiezioni, circa tre milioni di italiani termineranno la propria esperienza lavorativa e usciranno dal mercato del lavoro.
La quota principale riguarderà il Centro-Nord: 2.244.700 persone, pari a circa il 74% del totale previsto. Il ricambio generazionale si inserisce in un contesto segnato da nascite sempre meno numerose e da una vita media più lunga, due tendenze che rendono più complesso sostenere l’attuale rapporto tra occupazione e pensioni.
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