Pensioni, il sorpasso sugli occupati: dove il divario è più grave
Nel 2025 il rapporto nazionale è sceso a un lavoratore per ogni assegno, mentre entro il 2029 la spesa potrebbe aumentare di 36,8 miliardi
Il divario più marcato tra persone al lavoro e pensionati si registra nella Città Metropolitana di Reggio Calabria, dove nel 2025 il saldo è risultato negativo per 90.368 unità. La situazione è altrettanto critica a Taranto (-87.189), Lecce (-85.508) e Messina (-76.936): in questi territori gli assegni previdenziali superano nettamente il numero degli occupati.
Anche nel Settentrione compaiono province con più pensioni che lavoratori attivi. Nell’elenco figurano Lecco (-188), Belluno (-213), La Spezia (-602), Alessandria (-1.227), Ferrara (-1.548), Sondrio (-1.869), Massa-Carrara (-2.731), Vercelli (-5.351), Rovigo (-5.652) e Biella (-9.153).
GioiaPura
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La spesa previdenziale continua a salire
Nel 2025 il costo complessivo degli assegni pensionistici dovrebbe raggiungere 351,8 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, l’incremento previsto è del 2,7%, una variazione sostanzialmente allineata alla crescita dell’inflazione, stimata al 2,8%.
Se le norme resteranno invariate, il conto è destinato a crescere ancora nel giro di quattro anni. Nel 2029 le uscite per le pensioni potrebbero arrivare a 388,6 miliardi di euro, con un aumento di 36,8 miliardi rispetto al livello previsto per il 2025.
Un equilibrio sempre più difficile
L’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre fotografa un rapporto nazionale ormai quasi paritario: nel 2025 gli occupati erano 24,1 milioni, mentre le pensioni pagate sfioravano quota 23,2 milioni. Negli anni Ottanta, invece, per ogni pensione c’erano tre persone occupate.
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A modificare questo equilibrio hanno contribuito soprattutto la diminuzione delle nascite e l’allungamento della vita media registrato nell’ultimo mezzo secolo. Secondo la Cgia, il Paese si trova così davanti a un declino demografico «molto preoccupante», destinato ad avere effetti anche sul mercato del lavoro.
Tre milioni fuori dal lavoro
Le prospettive a breve termine indicano un ulteriore peggioramento del rapporto tra occupati e pensionati. Tra il 2025 e il 2029, infatti, circa 3 milioni di italiani dovrebbero lasciare il mercato del lavoro.
La maggior parte di queste uscite riguarderà il Centro-Nord: 2.244.700 persone, pari a circa il 74% del totale previsto. Il dato segnala una pressione crescente sui territori che dovranno sostituire una quota consistente della forza lavoro in uscita, mentre la spesa previdenziale continuerà ad aumentare.
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