Gasolio, il conto più salato è italiano: tasse al 48%
Secondo Adusbef, ogni litro destinato agli automobilisti finanzia lo Stato con 1,08 euro, mentre il prezzo medio nazionale resta settimo nell’Unione europea
Antonio Tanza, presidente di Adusbef, attacca il peso del fisco sul carburante e avverte che la possibile conclusione degli sconti applicati dalle compagnie potrebbe spingere ancora più in alto i listini italiani. «Gli automobilisti italiani sono i più tartassati d’Europa sul gasolio», sostiene, contestando anche il mancato ricorso alle accise mobili.
L’associazione teme infatti che, senza una proroga delle riduzioni e del limite ai prezzi introdotti dalle società petrolifere, benzina e gasolio possano rincarare nei prossimi giorni. Tanza accusa inoltre lo Stato di beneficiare dell’aumento del costo dei carburanti e ricorda che il meccanismo promesso per ridurre il prelievo fiscale è rimasto senza applicazione.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Il fisco pesa quasi sulla metà
I numeri elaborati da Adusbef sui dati Eurostat aggiornati al 19 ottobre fotografano un’incidenza complessiva di Iva e accise pari al 48% del prezzo del gasolio in Italia. Per ogni litro acquistato, 1,08 euro finiscono nelle casse pubbliche.
Il confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea evidenzia una differenza di 10,1 punti percentuali: la media della tassazione si ferma infatti al 37,9%. Tradotto in valore assoluto, il conducente italiano sostiene un esborso fiscale superiore di 29 centesimi per ciascun litro rispetto al dato medio europeo.
Il prezzo alla pompa cambia classifica
Il primato italiano per il carico tributario non coincide però con quello del prezzo finale. Considerando il costo medio alla pompa, il nostro Paese occupa la settima posizione, con 2,244 euro al litro.
In testa alla graduatoria c’è la Finlandia, dove la media raggiunge 2,531 euro. Seguono la Danimarca, a 2,501 euro, e i Paesi Bassi, con 2,456 euro al litro. Il dato italiano risulta quindi più contenuto rispetto a quello dei tre mercati più costosi, pur accompagnandosi al maggiore peso fiscale.
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Dove il carburante costa meno
Per la comparazione delle imposte, Malta va considerata separatamente: il Paese applica infatti un sistema particolare, con prezzi dei carburanti amministrati dallo Stato. Tra gli altri Stati, dopo l’Italia si trovano Belgio, Danimarca, Francia e Lituania, tutti con una quota fiscale compresa tra il 42% e il 43%.
All’estremo opposto della graduatoria c’è la Polonia, con il 25,5%, mentre Spagna e Svezia si attestano intorno al 27%. Anche sul prezzo medio la Polonia è tra le destinazioni più convenienti, a 1,79 euro al litro; Bulgaria e Spagna seguono con 1,88 euro. Malta resta il caso più economico, con 1,21 euro al litro.
Il taglio delle accise è già scaduto
Il quadro si è delineato dopo la fine della riduzione temporanea delle accise, terminata il 5 ottobre. Proprio l’assenza di questo intervento, secondo Adusbef, rende più evidente il divario tra il prelievo applicato in Italia e quello medio dell’Unione.
L’associazione richiama anche l’ipotesi delle accise mobili, che avrebbe potuto utilizzare il maggior gettito dell’Iva per alleggerire il prezzo alla pompa. La misura, osserva Tanza, non è stata attuata, mentre resta l’incertezza sulla durata degli sconti commerciali e dei limiti ai prezzi decisi dalle compagnie.
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