Inflazione, ottobre accende il conto: trasporti e cibo sotto pressione
L’Upb segnala rincari più evidenti in alcuni comparti, ma l’impatto sui prezzi resta più graduale rispetto alla crisi del 2021-2022; Pil 2026 confermato all’1%.
La stima di crescita dell’economia italiana resta fissata all’1% per il 2026. Nel frattempo, però, alcuni segnali sul fronte dei prezzi indicano che l’aumento dei costi dei carburanti sta iniziando a farsi sentire in modo più concreto.
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Il Pil resta ancorato all’uno per cento
L’Ufficio parlamentare di bilancio conferma la previsione relativa al prodotto interno lordo nel 2026. Il quadro della crescita, quindi, non viene modificato dall’andamento più recente dell’inflazione.
L’attenzione si concentra ora sulla velocità con cui i rincari si trasferiscono ai prezzi pagati dalle famiglie. Secondo l’Upb, questo passaggio procede ancora lentamente rispetto a quanto accaduto durante la crisi del 2021-2022.
Carburanti, i rincari si allargano
A ottobre le variazioni più marcate hanno riguardato i trasporti, oltre a ortaggi e legumi. L’aumento dei costi energetici sembra dunque iniziare a coinvolgere sia i servizi legati alla mobilità sia alcuni prodotti alimentari.
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L’Upb considera questi movimenti tra i primi segnali degli effetti prodotti dal caro-carburanti. L’allarme dell’ufficio parlamentare, tuttavia, si accompagna alla precisazione che la propagazione dell’inflazione rimane meno rapida rispetto alla precedente fase di forte pressione sui prezzi.
La pressione sui prezzi resta graduale
Il quadro delineato per ottobre combina quindi due elementi: da una parte rincari più visibili in comparti specifici, dall’altra un trasferimento complessivo dell’aumento dei costi ancora contenuto nella sua velocità.
La situazione sarà seguita soprattutto per capire se i trasporti e alcune categorie alimentari rappresentino episodi circoscritti oppure l’inizio di un movimento più ampio sui prezzi al consumo.
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