Lusso sotto pressione: la Cina frena Gucci, Prada resiste
I conti dei primi nove mesi del 2026 mostrano un mercato disomogeneo: Kering resta stabile nel trimestre, Hermès rallenta e Prada cresce soprattutto nelle Americhe.
Il rallentamento della domanda cinese sta diventando il principale elemento di debolezza per i grandi gruppi del lusso. Tra crisi immobiliare, mercati finanziari in difficoltà e nuove misure fiscali sui patrimoni detenuti all’estero, anche i consumi della clientela più facoltosa risultano condizionati. Secondo Global Blue, gli acquisti mondiali di beni di lusso effettuati da turisti cinesi sono diminuiti del 18% nella prima metà del 2026.
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La Cina resta il nodo del settore
Il quadro emerge dai risultati del terzo trimestre e dei primi nove mesi dell’anno, con performance molto diverse tra i principali operatori. L’Asia-Pacifico continua a risentire della debolezza del traffico nei negozi cinesi, mentre gli Stati Uniti e, in alcuni casi, le Americhe offrono un sostegno più solido.
Anche Hermès, finora tra i gruppi più resistenti, ha registrato un rallentamento. Nel terzo trimestre i ricavi sono saliti a 4,10 miliardi di euro, con un incremento del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando la crescita era stata del 10%. L’abbigliamento e gli accessori hanno perso il 2%, mentre la pelletteria ha segnato un aumento del 10,8%. Gli analisti guardano però con attenzione anche al mercato dell’usato, dove modelli come Birkin e Kelly sono particolarmente ricercati.
Kering cerca ancora la svolta
Per Kering il percorso di rilancio avviato da Luca de Meo con il programma ReconKering non ha ancora prodotto una ripresa piena. Nei primi nove mesi il gruppo ha registrato ricavi per 10,5 miliardi di euro, in calo del 2%, mentre il terzo trimestre si è chiuso in sostanziale stabilità.
Gucci, che rappresenta circa metà delle vendite complessive, ha segnato una nuova flessione del 4% nel trimestre. La debolezza dell’Asia-Pacifico, soprattutto in Cina, è stata parzialmente compensata dalla tenuta del mercato statunitense. «La ripresa di Gucci è la nostra più importante priorità», ha affermato de Meo, indicando nell’efficienza e nel rafforzamento dei marchi i principali strumenti della strategia. Entro la fine dell’anno Kering prevede inoltre la chiusura di 125 negozi.
Saint Laurent, Bottega Veneta e Brioni hanno fornito indicazioni positive. Bene anche le divisioni Gioielli, cresciuta del 12%, e Occhiali, in aumento del 6%. Armelle Poulou, direttrice finanziaria del gruppo, ha avvertito che il contesto resta molto incerto e che nella seconda metà dell’anno i margini non dovrebbero migliorare rispetto ai primi sei mesi.
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Prada cresce ma perde slancio
Prada presenta i numeri più favorevoli tra quelli esaminati. Il gruppo milanese ha raggiunto 4,541 miliardi di euro di ricavi netti nei primi nove mesi, con un progresso annuo del 15%; la crescita organica si è attestata al 4%. Nel solo terzo trimestre, tuttavia, l’incremento organico è rallentato all’1%.
L’Asia-Pacifico ha segnato un aumento del 12% a cambi costanti, ma nel terzo trimestre il risultato è rimasto stabile a causa del traffico ancora debole in Cina. Le Americhe hanno invece accelerato del 33%, mentre l’area mediorientale ha subito una contrazione del 23%. In Europa le condizioni di mercato sono rimaste sostanzialmente invariate.
Il marchio Prada ha aumentato le vendite del 2% nei nove mesi, con una progressione ridotta all’1% nell’ultimo trimestre. Più marcato il rallentamento di Miu Miu: dopo il +41% dei primi nove mesi del 2025, il marchio ha registrato quest’anno una crescita appena dell’1%.
Versace, acquisita da Prada un anno fa, ha contribuito con ricavi pari a 441 milioni di euro. L’amministratore delegato Andrea Guerra ha indicato per il prossimo anno l’obiettivo di una «svolta, in particolare per quanto riguarda il fatturato e i risultati economici», anche in vista dell’arrivo di Pieter Mulier alla direzione creativa del marchio, previsto all’inizio del 2027.
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