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Economia 2 min di lettura15 ott

Melinda, assegni record ai soci ma l’acqua diventa l’allarme

Il Consorzio trentino supera i 220 milioni di euro distribuiti ai produttori, mentre siccità e fitopatie complicano il futuro della frutticoltura

«È un risultato che ci dà soddisfazione perché premia il lavoro dei soci, delle cooperative e di tutto il personale, a cui va il nostro sincero ringraziamento, ma va letto dentro un contesto molto complesso, caratterizzato da una profonda incertezza». Ernesto Seppi, presidente del Consorzio Melinda, accompagna così il dato economico più rilevante della campagna 2025/26: il valore riconosciuto ai soci ha raggiunto il livello più elevato mai registrato dall’organizzazione.

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Acqua e difesa, doppia sfida

Per le aziende agricole, tuttavia, il risultato si inserisce in uno scenario segnato da problemi sempre più concreti. La disponibilità d’acqua condiziona sia l’irrigazione durante le fasi siccitose sia il funzionamento degli impianti antibrina, indispensabili per limitare i danni alle fioriture quando arrivano gelate in primavera.

A questa criticità si sommano le difficoltà nella protezione delle colture. La cimice asiatica e gli scopazzi del melo continuano infatti a pesare sulle attività e sui margini delle imprese. Il cambiamento climatico fa da elemento comune: rende meno prevedibile l’approvvigionamento idrico e può favorire la diffusione delle malattie delle piante.


Una stagione dai numeri senza precedenti

Melinda riunisce le cooperative ortofrutticole della Val di Non e della Val di Sole. Il Consiglio di amministrazione ha illustrato i risultati in preparazione dell’assemblea prevista a novembre, in riferimento alla campagna commerciale 2025/26.

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Nel corso del 2025 il raccolto di mele ha superato 410.000 tonnellate, con un incremento vicino al 10% rispetto all’annata precedente. Il fatturato lordo si è attestato intorno ai 390 milioni di euro, mentre la somma liquidata ai soci è andata oltre quota 220 milioni di euro.


Il Trentino osserva il clima

Le rilevazioni di Meteotrentino indicano che la primavera 2026 è stata tra le più calde e aride degli ultimi decenni. Per il Consorzio, questo andamento conferma la necessità di considerare la gestione della risorsa idrica come una priorità strategica per l’agricoltura.

Il quadro nazionale rafforza il segnale. Secondo Ispra, nel 2022 l’Italia ha avuto a disposizione circa 67 miliardi di metri cubi d’acqua in un anno: il livello più basso dal 1951 e una quantità inferiore di circa il 50% alla media del periodo trentennale preso come riferimento.

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