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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Latte sardo, il conto dei rincari riaccende la protesta

A Tramatza seicento rappresentanti della filiera hanno chiesto certezze per la prossima campagna e annunciato una nuova iniziativa a Cagliari entro ottobre.

Il malcontento degli allevatori sardi torna a crescere e questa volta la richiesta riguarda soprattutto una risposta rapida sui costi e sulla remunerazione del latte ovino. A Tramatza, un’assemblea con circa seicento partecipanti tra pastori, sindaci e operatori del comparto lattiero-caseario ha riaperto il confronto sulle difficoltà della filiera e sulle possibili forme di mobilitazione.


Costi alle stelle e futuro incerto

Gianuario Falchi, portavoce dei pastori insieme a Fabio Pisu, Mario Carai e Nenneddu Sanna, ha descritto una situazione persino più grave rispetto a quella che precedette la protesta del 2019. «Oggi siamo in condizioni peggiori di allora», ha affermato, indicando l’aumento delle principali voci di spesa sostenute dagli allevamenti.

Secondo i dati forniti durante l’incontro, il prezzo di un quintale di mangime è passato da 25-30 euro a 55 euro. Il concime, invece, è salito da 35 a 120 euro, mentre il gasolio agricolo è aumentato da 50 centesimi a 1,70 euro al litro. Per gli operatori, la priorità è capire se esistano le condizioni per programmare la campagna del latte 2026-2027.


Il piano sul formaggio invenduto

Al tavolo hanno preso parte anche esponenti dell’industria casearia e diversi amministratori locali. Nel corso dell’assemblea è stata presentata l’ipotesi di ritirare dal mercato 3.000 tonnellate di Pecorino Romano, con l’obiettivo di sostenere l’equilibrio tra il valore del prodotto a denominazione di origine protetta e il compenso destinato agli allevatori.

Il confronto ha riguardato anche l’andamento generale del settore: produzione, vendite, quantità conservate, quotazioni e costi sono stati indicati come gli elementi da monitorare per affrontare i prossimi mesi. La Regione Sardegna ha già coinvolto organizzazioni agricole e cooperative nella preparazione di interventi a sostegno della filiera.

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Risorse regionali e nuovo tavolo

Tra le misure in discussione figurano gli strumenti finanziari predisposti dalla Giunta regionale con il sostegno di Sfirs, compresi i minibond e gli interventi destinati a ridurre le scorte. Le modalità operative saranno illustrate durante il tavolo dedicato al comparto ovino convocato dall’assessorato dell’Agricoltura a Oristano per il 13 ottobre.

A queste iniziative si aggiunge il fondo da 25 milioni di euro approvato dal Consiglio regionale per attenuare l’impatto dell’aumento dei costi di produzione, con una particolare attenzione alla spesa per il carburante. I pastori, tuttavia, chiedono che gli interventi producano effetti concreti e contestano alla politica di non aver tratto sufficienti insegnamenti dalla crisi del 2019.


Manifestazione annunciata a Cagliari

Dall’assemblea è arrivata anche la richiesta di accelerare la ricerca di soluzioni sul prezzo del latte. Falchi ha sostenuto che le proteste di sette anni fa non abbiano portato ai cambiamenti attesi, mentre gli allevatori continuano a fronteggiare spese crescenti e margini ridotti.

Per questo è stata preannunciata una nuova manifestazione a Cagliari entro ottobre. La mobilitazione potrebbe segnare il ritorno in piazza dei pastori sardi, dopo una fase di confronto istituzionale che ora dovrà misurarsi con l’urgenza della prossima campagna produttiva.

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