Italia, più reddito ma vecchie fratture: i numeri del Bes 2026
Il quadro dell’Istat mostra progressi su redditi, occupazione e aspettativa di vita, ma anche povertà persistente, lavoro instabile, divari territoriali e difficoltà nei servizi essenziali.
L’Italia registra segnali positivi sul fronte economico e demografico, ma la ripresa non coinvolge tutti allo stesso modo. Il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2026 dell’Istat restituisce un Paese dove si vive più a lungo e i redditi aumentano, mentre restano profonde disuguaglianze sociali e territoriali.
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La crescita non cancella la povertà
Nonostante il miglioramento di redditi e occupazione, oltre 5,4 milioni di persone vivono ancora in condizioni di povertà assoluta. Il dato mostra quanto la ripresa economica proceda insieme a fragilità che continuano a pesare su una parte consistente della popolazione.
Anche il mercato del lavoro presenta un elemento critico: si lavora di più, ma la stabilità non cresce allo stesso ritmo. La precarietà tende infatti a protrarsi, rendendo più incerto il percorso professionale e la possibilità di costruire una sicurezza economica duratura.
Scuola e lavoro dividono il Paese
Il rapporto segnala difficoltà rilevanti anche nell’istruzione. Quasi uno studente su due conclude la scuola media senza raggiungere competenze sufficienti in matematica, un risultato che evidenzia le debolezze del sistema formativo.
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Il divario è evidente anche nell’occupazione femminile. Nel Mezzogiorno lavora soltanto il 40% circa delle donne, mentre a livello nazionale il lavoro domestico continua a ricadere soprattutto su di loro: ne svolgono il 69%.
Più anni di vita, cure non per tutti
Tra gli aspetti positivi emerge la longevità, che raggiunge livelli record. L’aumento della durata della vita rappresenta uno dei principali segnali favorevoli fotografati dal Bes 2026.
Restano però ostacoli nell’accesso alla sanità: una persona su dieci rinuncia alle cure. Il dato aggiunge un’ulteriore contraddizione al quadro del benessere italiano, con progressi nella sopravvivenza che convivono con difficoltà concrete nel ricevere assistenza.
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