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Economia 3 min di lettura5 ore fa

Italia più longeva, ma la povertà resta il nervo scoperto

Il rapporto Bes fotografa progressi in salute, occupazione e redditi, ma segnala ancora forti divari territoriali e oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025

La speranza di vita in Italia raggiunge un nuovo record: nel 2025 è arrivata a 83,7 anni, con un incremento di 0,2 anni rispetto al 2024 e di oltre un anno sul 2014. Anche gli anni attesi in buona salute sono tornati a crescere, toccando quota 59,1 dopo quattro anni consecutivi di riduzione.

Il quadro resta però disomogeneo. Il vantaggio femminile nella durata media della vita si è ridotto a 4 anni, dai 5,7 del 2004, mentre il divario tra Nord e Mezzogiorno si è ampliato: oggi la differenza è di 1,4 anni, contro gli 0,7 di circa vent’anni fa.

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Il lavoro cresce, ma non per tutti

Nel 2025 l’occupazione nella fascia tra 20 e 64 anni è salita di 0,5 punti, raggiungendo il 67,6%. L’aumento è stato più marcato tra le donne, le persone più adulte e nel Mezzogiorno. Il Sud, tuttavia, resta distante dal resto del Paese: il tasso è del 54,2%, contro il 75,3% del Nord e il 72,2% del Centro.

La distanza territoriale è legata soprattutto alla partecipazione femminile. Nel Mezzogiorno lavora poco più di quattro donne su dieci tra 20 e 64 anni, mentre la media nazionale sfiora sei su dieci. Nello stesso periodo si è aggravata la precarietà prolungata: la quota di lavoratori a termine da almeno cinque anni presso lo stesso datore è passata dal 19,4% al 21,3%, mentre il passaggio a un impiego stabile è sceso al 12,3%, dal 16,6% del periodo precedente.


Il Bes migliora, ma resta il divario sociale

Sono 54 i 132 indicatori del Benessere equo e sostenibile che hanno registrato un progresso; 55 sono rimasti sostanzialmente invariati e 23 hanno invece segnato un arretramento. In confronto alla media dell’Unione europea, l’Italia mostra risultati migliori soprattutto nei settori della salute e della sicurezza, mentre le maggiori difficoltà riguardano istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, innovazione, ricerca e creatività.

Il nodo più delicato resta la povertà. Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone vivevano in condizioni di povertà assoluta, pari al 9,3% della popolazione; la stessa condizione riguardava l’8% delle famiglie residenti. Le famiglie numerose e quelle con almeno un figlio minorenne continuano a essere le più esposte.

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Redditi in ripresa, rischio ancora alto

L’incidenza individuale della povertà assoluta è stata dell’11,5% nel Mezzogiorno, in calo dal 12,5% del 2024. Nel Nord si è attestata all’8,5%, rispetto all’8,8% dell’anno precedente, mentre il Centro ha mantenuto il livello più basso, pari al 7,4% contro il 7,6% del 2024.

Il rischio di povertà è rimasto pressoché stabile, passando dal 18,9% al 18,6%, ma continua a collocare l’Italia 2,3 punti percentuali sopra la media europea. Anche la difficoltà ad arrivare alla fine del mese presenta marcate differenze: il 7,5% delle persone vive in famiglie che dichiarano grandi problemi economici, con un picco del 12,3% nel Mezzogiorno e un minimo del 4,7% nel Centro, comunque in peggioramento rispetto all’anno precedente.


Più reddito e meno disuguaglianza

Nel 2025 il reddito medio disponibile pro capite è aumentato del 2,4% a valori correnti, dopo il +3% registrato nel 2024 sul 2023. Tenendo conto dell’andamento dei prezzi, nel biennio la crescita reale è stata del 2,2%.

Anche il giudizio delle famiglie sulla propria situazione economica è diventato meno negativo. La quota di nuclei che hanno percepito un peggioramento rispetto all’anno precedente è scesa al 26,2%, dal 29,5% del 2024 e dal 33,9% del 2023, avvicinandosi al 25,8% rilevato nel 2019. Nel frattempo si è ridotta anche la distanza tra i redditi del quinto più ricco e quelli del quinto più povero della popolazione.

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