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Economia 3 min di lettura2 ore fa

Inflazione ed energia, la richiesta di Meloni mette alla prova Bruxelles

Roma chiede margini sui conti pubblici per sostenere famiglie e imprese, mentre l’Ue valuta con Stati Uniti e Paesi membri le opzioni sulle scorte energetiche.

La Commissione europea sta mantenendo contatti ad alto livello con gli Stati membri e con l’amministrazione statunitense sull’eventuale utilizzo delle riserve di petrolio e gasolio. L’ipotesi è legata anche al rischio di nuove tensioni sull’approvvigionamento e sulle esportazioni americane.

A Bruxelles si guarda inoltre alla riunione del consiglio direttivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, prevista per domani, quando potrebbe essere esaminata proprio la possibilità di immettere sul mercato parte delle scorte. Una portavoce europea ha confermato che sono in corso numerosi colloqui con Washington.


Il peso dell’inflazione sui conti

Nella lettera trasmessa a Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni quantifica l’effetto dell’aumento dei prezzi sulla finanza pubblica italiana. Secondo la premier, le voci di spesa già esposte a un’inflazione molto più elevata rispetto alle stime utilizzate per il piano di bilancio valgono il 20,4% del Pil. Un ulteriore 12,0% del Pil sarebbe invece coinvolto dagli effetti che si manifesterebbero a partire dal 2027.

Meloni sostiene che le regole fiscali europee offrano alla Commissione uno spazio per considerare questi elementi nella verifica preventiva del rispetto del limite alla spesa. A suo giudizio, tuttavia, i percorsi già concordati per la spesa netta lasciano margini ridotti per proteggere famiglie e aziende senza introdurre interventi restrittivi, proprio mentre l’economia è esposta a rischi significativi.

La presidente del Consiglio richiama anche l’aumento temporaneo delle entrate indirette prodotto dall’inflazione. Queste risorse, in base alle norme attuali, non possono essere destinate a compensazioni fiscali se lo Stato non dispone di spazio all’interno del proprio percorso di spesa. Meloni chiede quindi di individuare una soluzione che consenta di utilizzare almeno una parte del maggior gettito per ridurre, in modo mirato e provvisorio, il costo dell’energia.


Roma cerca una sponda europea

La questione non riguarda soltanto l’Italia. Il primo ministro greco Kyriakos Mītsotakīs ha chiesto a Bruxelles ulteriore flessibilità per sostenere cittadini e imprese senza compromettere la solidità dei bilanci. Atene propone anche di valutare l’esclusione, entro determinati limiti, delle misure temporanee dall’indicatore della spesa netta, tenendo conto delle maggiori entrate Iva generate dal rincaro inatteso dei prezzi.

Un’iniziativa comune arriva inoltre da Italia e Repubblica Ceca, che hanno sottoposto alla Commissione alcune ipotesi in vista del Vertice Ue del 15 e 16 ottobre. Tra le proposte figurano una riduzione temporanea dell’impatto dell’Ets sui prezzi dell’energia, una maggiore elasticità nella distribuzione delle quote e il rinvio dell’avvio dell’Ets 2, il sistema destinato a trasporti ed edifici.

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Nel documento congiunto si osserva che una sospensione dell’Ets potrebbe alleggerire i costi per l’industria. In alternativa, Roma e Praga chiedono di esaminare interventi selettivi, soprattutto perché la crisi energetica si è protratta oltre le attese e i mesi a venire potrebbero rimanere difficili.


Il confronto dentro il governo

La strategia è stata esaminata a Palazzo Chigi durante una riunione del centrodestra convocata da Meloni. L’incontro, durato circa due ore, è servito a preparare l’approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica e a discutere la risposta dell’esecutivo al nuovo scenario internazionale.

Al tavolo hanno partecipato Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il governo indica come priorità la protezione di famiglie e imprese dall’aumento delle bollette, con l’obiettivo parallelo di preservare la competitività del sistema produttivo.


Bruxelles rivendica le concessioni

La portavoce della Commissione europea Paula Pinho, intervenuta prima di ricevere la lettera italiana, ha ricordato che agli Stati membri sono già stati riconosciuti margini aggiuntivi. La risposta è arrivata mentre Roma sollecitava nuove deroghe per affrontare l’impatto dell’inflazione sulle pensioni, sull’assegno unico e sulle altre voci di spesa collegate ai prezzi.

Meloni aveva annunciato l’invio della missiva durante un appuntamento della Cna, indicando la flessibilità per la crisi energetica tra le priorità immediate del governo. La premier ha sostenuto che l’effetto dell’inflazione programmata sui conti non dipende dalle decisioni dell’esecutivo e riguarda anche gli altri Paesi dell’Unione.

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