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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Il dito puntato contro il capo costa il posto: la decisione del giudice

Il Tribunale di Brescia ha ritenuto valido il licenziamento dell’operaio che aveva respinto più volte le regole del reparto e adottato un atteggiamento minaccioso.

Il rifiuto di rispettare le disposizioni interne, accompagnato da un atteggiamento intimidatorio verso i vertici dell’azienda, è costato il posto a un operaio. Il Tribunale di Brescia ha infatti riconosciuto la legittimità del licenziamento per giusta causa con la sentenza n. 1069 del 29 luglio 2026.


Il comportamento contestato all’operaio

Al lavoratore è stata contestata innanzitutto la mancata osservanza del regolamento applicato nel reparto. Secondo quanto emerso nel procedimento, non si sarebbe trattato di un episodio isolato: il rifiuto di attenersi alle disposizioni aziendali è stato considerato consapevole e reiterato.

Alla condotta di insubordinazione si è aggiunto il modo con cui l’operaio si è rivolto ai responsabili dell’impresa. Il suo atteggiamento, rivolto anche ai vertici aziendali, è stato valutato come minaccioso, con un gesto e parole percepiti come intimidatori.

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Perché il licenziamento è valido

Nella decisione, il giudice bresciano ha ritenuto che la combinazione tra il mancato rispetto delle regole e il comportamento assunto nei confronti della dirigenza fosse abbastanza grave da compromettere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

La conclusione è stata quella della legittimità del recesso per giusta causa. Come osservato dall’avvocato Damiana Lesce dello Studio Trifirò & Partners Avvocati, il rifiuto deliberato e ripetuto degli ordini aziendali, unito al contegno minaccioso, ha assunto un rilievo disciplinare tale da giustificare il licenziamento.

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