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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Perché 9 addetti su 10 scelgono la vendita diretta

Il primo Osservatorio Univendita-Confcommercio fotografa un settore composto soprattutto da donne, con forte attenzione a autonomia, formazione e rapporto con i clienti.

La vendita porta a porta non viene considerata soltanto un’attività temporanea o occasionale. Per molti addetti rappresenta soprattutto una soluzione compatibile con altri impegni, capace di offrire autonomia nella gestione delle giornate e, in diversi casi, una fonte stabile di reddito. È quanto emerge dal primo Osservatorio Univendita-Confcommercio, realizzato su circa 8.500 lavoratori di un comparto che in Italia coinvolge complessivamente circa 100mila persone.


La flessibilità resta il primo incentivo

Quasi tre lavoratori su quattro svolgono questa attività per integrare le proprie entrate, mentre per uno su quattro si tratta dell’occupazione principale. Il dato più netto riguarda però la libertà organizzativa: per nove addetti su dieci la possibilità di conciliare lavoro e vita privata è un fattore decisivo, insieme alla gestione indipendente del tempo.

L’86,5% degli intervistati apprezza la possibilità di aumentare o ridurre l’impegno in base alle proprie esigenze. L’84,6% considera inoltre importante raggiungere una maggiore autonomia economica. La presenza femminile è predominante, visto che circa il 90% degli incaricati è composto da donne, e il 72,6% del campione ritiene che uomini e donne abbiano le stesse possibilità di guadagno.


Guadagni e permanenza cambiano il quadro

La percezione dei compensi è positiva per il 63,1% degli intervistati. Tra gli under 25 la quota sale al 73,2%, un risultato che ridimensiona l’idea della vendita diretta come semplice passaggio provvisorio in attesa di un’altra occupazione.

Il 70,5% degli addetti lavora nel settore da almeno quattro anni e il 53,8% ha raggiunto o superato i sette anni di attività. Tra gli over 55, quest’ultima percentuale supera il 70%. Marta Gamba, segretario generale di Univendita, ha descritto il comparto come «un settore etico e meritocratico, congeniale per chi desidera l’autonomia responsabile sul lavoro, per chi cerca flessibilità, occasioni di carriera e guadagni commisurati al merito».

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I giovani guardano alla formazione

Per gli under 25, la formazione gratuita proposta dalle aziende costituisce uno degli elementi più attrattivi. Più di quattro giovani su dieci indicano nelle opportunità di crescita personale e professionale, soprattutto nello sviluppo delle capacità relazionali, la principale ragione per avvicinarsi a questo mestiere.

Nel complesso, l’86,2% dei lavoratori dice di sentirsi valorizzato e il 91% si dichiara soddisfatto dell’esperienza. Quasi il 61% arriverebbe anche a consigliare l’attività ad altre persone. I corsi riguardano i prodotti e le tecniche commerciali, ma includono anche comunicazione, parlare in pubblico e capacità relazionali.


Il rapporto personale resiste al digitale

La tecnologia ha modificato il modo di lavorare degli incaricati, senza eliminare il ruolo dell’incontro diretto. Il 78% dichiara di usare con frequenza strumenti digitali, soprattutto smartphone e applicazioni messe a disposizione dalle aziende, mentre computer e tablet risultano meno centrali.

Nonostante la crescita degli acquisti in rete, il 93,7% degli addetti afferma di costruire spesso un rapporto di fiducia con i clienti. L’81,9% rileva che i consumatori apprezzano il contatto personale e il 79,9% mantiene relazioni anche dopo la conclusione della vendita. Per l’84,5% degli intervistati, questo legame porta a diventare un punto di riferimento per la clientela.

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