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Economia 2 min di lettura2 ore fa

Forni a rischio: la ceramica italiana sfida il gas a 80 euro

Augusto Ciarrocchi chiede misure immediate per un comparto stretto tra bollette elevate, domanda in calo e concorrenza internazionale

“Non chiediamo assistenza, chiediamo condizioni eque per competere”. È il messaggio lanciato da Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica, mentre il comparto affronta una nuova fase di forte pressione sui costi. Secondo l’associazione, l’assenza di interventi strutturali potrebbe mettere a rischio la continuità produttiva di alcuni stabilimenti.


Servono alternative ai vecchi aiuti

Tra le ipotesi indicate figurano un potenziamento delle compensazioni legate ai costi indiretti delle quote Ets e l’impiego del miliardo di euro ottenuto dalla vendita del gas presente negli stoccaggi. Le risorse, nella proposta dell’associazione, dovrebbero contribuire ad alleggerire le bollette delle aziende con i consumi più elevati.

Confindustria Ceramica sollecita anche procedure più rapide per sfruttare le risorse energetiche nazionali. Al tempo stesso, chiede di promuovere accordi pluriennali per l’acquisto di GNL e biometano, così da attenuare l’impatto delle oscillazioni sui mercati.


Un comparto da 7,5 miliardi

La ceramica italiana vale oltre 7,5 miliardi di euro di fatturato e ha il proprio baricentro soprattutto nei distretti di Sassuolo e Civita Castellana. È in questo contesto che il caro energia, secondo Ciarrocchi, ha smesso di essere una difficoltà temporanea per trasformarsi in un ostacolo permanente alla competitività industriale.

Il presidente sostiene che, con il gas naturale intorno agli 80 euro per megawattora, “non si può continuare a fare ceramica”. Alla spesa per il combustibile si aggiunge quella delle quote Ets, indicata attorno agli 85 euro, con effetti diretti sulla redditività e sulla possibilità delle imprese di finanziare nuovi investimenti.


Domanda debole e margini compressi

Il paragone con il 2022, quando la crisi energetica raggiunse livelli molto elevati, non sarebbe sufficiente a descrivere l’attuale difficoltà. In quella fase il mercato mostrava una domanda più vivace e consentiva ai produttori di riversare almeno una parte degli aumenti sui listini.

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Oggi, invece, le vendite rallentano e la competizione proveniente dai Paesi extra-Ue si è fatta più intensa. Le imprese non riescono quindi a trasferire integralmente i rincari ai clienti, mentre il peso dell’energia continua a gravare sui margini.


Le misure attese per l’inverno

Un primo possibile sostegno dovrebbe arrivare entro metà ottobre, quando è prevista l’attivazione del servizio di liquidità stabilito dall’articolo 10 del Decreto Bollette. L’obiettivo è restringere la distanza tra il prezzo italiano del gas al Psv e quello europeo del Ttf, intervento considerato positivo ma non risolutivo.

Per i mesi più freddi l’associazione chiede inoltre di mantenere le condizioni già applicate al meccanismo di interrompibilità del gas. In questo schema, le imprese contribuiscono alla stabilità della rete riducendo i consumi quando il sistema lo richiede.

La strada dei crediti d’imposta adottati durante la crisi del 2022, osserva Ciarrocchi, non appare oggi riproponibile a causa delle disponibilità di bilancio e delle regole europee sugli aiuti pubblici. “I maggiori costi energetici restano interamente sulle spalle delle imprese”, afferma il presidente, avvertendo che ogni settimana senza una risposta di lungo periodo aumenta il rischio che alcuni forni vengano fermati definitivamente.

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