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Economia 2 min di lettura2 ore fa

Bitume oltre 720 euro: gli appalti stradali finiscono sotto pressione

La produzione cresce e raggiunge 34,8 milioni di tonnellate, ma energia, trasporti e materie prime mettono a rischio l’equilibrio economico delle opere pubbliche.

Il comparto delle pavimentazioni stradali continua a crescere, ma il balzo dei costi rischia di compromettere la sostenibilità degli appalti. Nel 2026 il prezzo di una tonnellata di bitume ha superato i 720 euro, segnando un incremento vicino al 70% rispetto al 2025, mentre la produzione di conglomerato bituminoso è salita a 34,8 milioni di tonnellate, con un aumento del 3,6%.


Il rincaro pesa sulla crescita

Le prime stime diffuse da Siteb indicano un valore complessivo della produzione e della posa in opera pari a 4 miliardi di euro, il 5,3% in più rispetto all’anno precedente. Il settore mantiene inoltre una base occupazionale di circa 40mila persone e conta 430 impianti attivi, contro i 415 del 2025 e i 400 del 2024.

A frenare il comparto è soprattutto la spinta delle spese industriali e della logistica. Circa metà degli impianti italiani funziona con gas metano, mentre la quota restante utilizza olio combustibile. Nei primi otto mesi dell’anno, l’effetto della crisi energetica ha contribuito a far aumentare le quotazioni del bitume tra il 65% e il 70%: il costo medio è passato da circa 420 euro a oltre 700 euro per tonnellata.


Revisione prezzi ancora insufficiente

Le imprese segnalano difficoltà particolarmente marcate nei contratti pubblici. Secondo gli operatori, il meccanismo Tol 5, elaborato dall’Istat e introdotto dal Governo Draghi per aggiornare i corrispettivi dei lavori, non riesce a seguire l’ampiezza dei rincari: a fronte di aumenti molto più elevati, il riconoscimento si fermerebbe spesso al 3-4%.

«Il 2026 conferma la vitalità del comparto delle infrastrutture stradali», ha affermato Raffaella Donghi, presidente Siteb, sottolineando però che energia, trasporti, materie prime e bitume stanno facendo crescere fortemente gli oneri per le aziende. Il rischio, ha aggiunto, è una maggiore tensione nella realizzazione delle opere pubbliche e una pressione crescente sulla tenuta economica dei contratti.

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Il nodo dell’applicazione del Cam Strade

L’associazione richiama anche l’attenzione sul Cam Strade, cioè i Criteri ambientali minimi per le infrastrutture stradali, a quasi due anni dall’entrata in vigore del decreto. Le nuove regole hanno favorito il ricorso a materiali recuperati e a soluzioni capaci di contenere i consumi energetici, ma la loro applicazione resta disomogenea.

A incontrare gli ostacoli maggiori sarebbero soprattutto i piccoli comuni e le province, spesso privi del tempo e degli strumenti necessari per adeguarsi. Per Siteb, il rispetto del Cam Strade richiede competenze, mezzi operativi e una programmazione adeguata da parte degli enti proprietari delle strade. Donghi ha definito il provvedimento una leva per l’economia circolare e la riduzione dell’impronta carbonica, chiedendo allo stesso tempo un intervento urgente sulla revisione dei prezzi: sicurezza, durata e qualità delle infrastrutture dipendono anche da condizioni economiche sostenibili per chi deve realizzarle.

I dati sono stati presentati in occasione dell’apertura di Asphaltica 2026, il salone dedicato alle tecnologie e alle infrastrutture stradali in programma a Bologna fino a sabato, promosso da Siteb e BolognaFiere.

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