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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Ex Ilva, lo spiraglio sul nodo amianto: cosa può cambiare

Il procuratore generale della Cassazione considera fondati alcuni ricorsi e mette in discussione il modo in cui i giudici di Milano hanno valutato i rischi.

La vicenda dell’ex Ilva potrebbe tornare al centro del giudizio della Cassazione. Nel suo parere, che non vincola i giudici, il procuratore generale ha ritenuto fondate alcune contestazioni presentate dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia, lasciando aperta la possibilità di proseguire l’attività nell’area a caldo.


Il nodo resta la presenza dell’amianto

Il punto più delicato riguarda l’effettiva dimostrazione della presenza di fibre di amianto. Secondo la ricostruzione del procuratore generale, la decisione dei giudici di Milano non avrebbe provato in modo concreto l’esistenza di pericoli gravi e rilevanti.

Quei rischi, sempre secondo il parere, sarebbero stati invece desunti o considerati sulla base di una presunzione. È su questo passaggio che si concentrano alcuni dei motivi contenuti nei ricorsi depositati dalle amministrazioni straordinarie.

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L’attività a caldo resta possibile

Le osservazioni della Procura generale aprono una prospettiva diversa per l’impianto siderurgico, senza però determinare automaticamente la prosecuzione della produzione. La valutazione finale spetterà infatti alla Corte di Cassazione, chiamata a esaminare le contestazioni sollevate nei ricorsi.

Per l’ex Ilva, dunque, la questione rimane ancora aperta. Il parere rappresenta un possibile punto di riapertura del caso, ma non equivale a una decisione definitiva né cancella gli accertamenti già compiuti nel procedimento.

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