Ets, l’allarme di Descalzi: «Troppo caro» per l’industria
Il vertice di Eni chiede di congelare il sistema europeo delle emissioni e sollecita un piano ventennale per rilanciare le raffinerie.
Il costo dell’Ets rischia di appesantire ulteriormente le attività industriali mentre proseguono la guerra tra Russia e Ucraina e il conflitto nell’area del Golfo. Per questo Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha rilanciato la richiesta di una sospensione temporanea del sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
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Descalzi chiede una pausa sull’Ets
Intervenendo a Milano durante Green & Net Zero Talk, Descalzi ha sostenuto che il meccanismo dovrebbe restare fermo fino a quando non sarà individuata una soluzione per le due crisi geopolitiche che stanno condizionando i mercati energetici. La posizione, ha ricordato, non sarebbe soltanto sua: anche la presidente del Consiglio avrebbe espresso un orientamento analogo.
Nel suo intervento, il dirigente di Eni ha definito l’Ets «una gabella troppo cara per la nostra industria». Il riferimento non riguarda esclusivamente il comparto automobilistico: tra i settori esposti ha indicato anche cartiere, acciaierie e cementifici, tutti chiamati a sostenere costi legati alle emissioni.
Raffinerie, serve una strategia stabile
Descalzi ha poi collegato il tema delle quote di carbonio al futuro della raffinazione europea. A suo avviso, l’Unione europea dovrebbe tradurre in misure concrete l’obiettivo di rilanciare le raffinerie, anche attraverso l’inserimento di queste attività nella tassonomia europea.
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Una simile scelta, secondo l’amministratore delegato di Eni, consentirebbe di alleggerire il peso fiscale e di rendere meno rigidi alcuni vincoli sulle emissioni. Il tema è stato affrontato anche alla luce delle parole di Ursula von der Leyen sulla necessità di rivitalizzare il settore.
Investimenti su un orizzonte ventennale
Per attirare nuovi capitali, ha spiegato Descalzi, l’Europa deve dimostrare agli investitori di voler sostenere davvero la raffinazione. Il comparto avrebbe bisogno di regole prevedibili e di un indirizzo politico capace di superare le emergenze del momento.
«Ci vuole un progetto di lungo respiro e investire nelle raffinerie per i prossimi 15-20 anni», ha concluso il dirigente. La richiesta, quindi, non si limita alla revisione dei costi immediati: punta a definire una cornice industriale stabile per il prossimo decennio e oltre.
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